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A seguito della rivendicazione della competenza dell’autorità statale, per quanto riguarda l’atto matrimoniale, l’unico matrimonio che era riconosciuto, in quanto produttivo di effetti per l’ordinamento statale, fu quello contratto secondo le condizioni e le formalità previste dalla legislazione civile. Tale rivendicazione fu propria anche del nostro codice civile del 1865, con la conseguenza che il cittadino interessato a vedere consacrato religiosamente il proprio vincolo matrimoniale, doveva ricorrere alla doppia celebrazione.
Infatti la celebrazione civile era importante per il conseguimento degli effetti civili.
Il sistema fu profondamente mutato, nel quadro dei patti lateranensi, del concordato fra Stato e Chiesa cattolica dell’11.2.1929:

Così il nostro ordinamento è risultato caratterizzato da una pluralità di forme matrimoniali, In realtà quelle da prendere in considerazione sono essenzialmente due: quella civile e quella concordataria (in quanto regolata dal concordato). Quest’ultima forma appare disciplinata dall’Art 82 del codice civile. Tuttavia, per quanto riguarda i matrimoni celebrati secondo riti religiosi diversi da quello cattolico, essi vengono considerati un matrimonio civile nella sostanza, la cui celebrazione avviene con le formalità proprie delle singole confessioni religiose, così da evitare ai nubendi una doppia celebrazione.
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