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Matrimonio concordatario: riserva di giurisdizione dei Tribunali ecclesiastici


Il problema riguarda il matrimonio concordatario
L’art.34 del Concordato del 1929 sanciva la riserva ecclesiastica
• sulle cause di nullità del matrimonio concordatario
• sulla dispensa del matrimonio rato e non consumato (= riserva assoluta di giurisdizione)
Le sentenze ecclesiastiche di nullità erano automaticamente efficaci nell’ordinamento italiano con un procedimento ufficioso ed automatico da parte della Corte d’Appello: senza domanda di parti, essa ne riconosceva tutti gli effetti civili e ne ordinava l’annotazione nei registri dello stato civile.

La Corte Costituzionale, con sentenza n° 18/1982 ha introdotto il giudizio di delibazione per cui il riconoscimento automatico delle sentenze ecclesiastiche di nullità matrimoniale non è più possibile

La legge n° 121/1985, art.8, comma 2, regola il procedimento di delibazione: domanda delle parti, serie di accertamenti e sentenza della Corte che può statuire provvedimenti economici provvisoria a favore di uno dei coniugi (la decisione definitiva è rimandata al giudice competente)

L’Accordo di Villa Madama non dispone nulla a riguardo, ponendo, pertanto, la questione della conservazione o del venir meno della riserva di giurisdizione.

- dottrina prevalente: richiamo all’art.13 dell’Accordo “Le disposizioni del Concordato non riprodotte nel presente testo sono abrogate”. Questo porta a pensare che la norma che prevedeva la riserva sia stata abrogata e che quindi la riserva giurisdizionale dei Tribunali ecclesiastici sia venuta meno.
- altra dottrina: sostiene, invece, che la riserva è mantenuta: poiché il matrimonio è disciplinato dal diritto canonico, è competenza dei tribunali ecclesiastici dichiararne la nullità (teoria della sopravvivenza logica)
- Giurisprudenza:
1) La Cassazione civile, con sentenza n° 1824/1993, ha sostenuto l’abrogazione implicita dell’art.34 e quindi la riserva giurisdizionale del Tribunale ecclesiastico è venuta meno. Tuttavia nella dichiarazione di nullità, la giurisdizione del giudice civile è alternativa e concorrente a quella del giudice ecclesiastico.
2) La Corte costituzione con sentenza n° 412/1993 afferma: considerato che il matrimonio religioso è regolato dal diritto canonico, a cui sono collegati gli effetti civili, sulla sua validità può pronunciarsi solo il giudice ecclesiastico, mentre il giudice civile si può pronunciare soltanto sulla validità della trascrizione e sul riconoscimento delle sentenze ecclesiastiche di nullità. Da questo deriva che le competenze sono ripartite tra i due giudice per cui la riserva è relativa.

3) L’orientamento moderno è favorevole alla tesi all’abolizione della riserva di giurisdizione e alla presenza di una giurisdizione alternativa “criterio della prevenzione, con la conseguenziale affermazione della giurisdizione del giudice italiano ove risulti preventivamente adito” (= si dà prevalenza al giudizio che abbia avuto inizio per primo).
Quale diritto applicare davanti al giudice civile?
Quello statale e non canonico, perché in questo caso si violerebbe art.7 della Costituzione che prevede la separazione degli ordini.

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