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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo


Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo è basato su ragioni economiche, attinenti dunque all’attività produttiva (chiusura di un reparto o di un’azienda), all’organizzazione del lavoro (riduzione del personale) e al mancato funzionamento del lavoro (impossibilità del lavoratore di svolgere determinate mansioni).

Il datore di lavoro può avvalersi del licenziamento per giustificato motivo oggettivo al fine di implementare l’efficacia dell’azienda e per migliorarne il profitto. Ai sensi dell’articolo 41 della Costituzione (che tutela la libertà di iniziativa economica privata), la scelta del datore di lavoro non è sindacabile dal giudice eccetto per ciò che attiene al nesso di causalità tra licenziamento e motivazioni addotte.
Il giudice deve limitarsi a valutare i presupposti di legittimità, non estendendo il proprio giudizio alle esigenze economiche-produttive dell’azienda.
La giurisprudenza include tra le cause di giustificato licenziamento per motivo oggettivo anche l’inidoneità al lavoro (questo è, ad esempio, il caso della sopraggiunta di patologie invalidanti a tempo indeterminato).
All’interno della nozione di giustificato motivo oggettivo si distinguono due fattispecie:
- la prima riguarda la scelta del datore di lavoro di organizzare l’azienda;
- la seconda riguarda la possibilità, per il lavoratore, di svolgere o meno determinate mansioni.
Nell’ambito del licenziamento per giustificato motivo oggettivo è possibile far riferimento a una sentenza della corte di Cassazione nella quale è stato considerato legittimo il licenziamento del lavoratore in caso di riorganizzazione economica dell’azienda.
Al giorno d’oggi, le attività industriali sono svolte sempre più di frequente da intelligenze artificiali e, dunque, non da manodopera umana. All’inizio del 2019, un operaio in provincia di Milano è stato licenziato e sostituito da un robot. Tale sostituzione trova le proprie motivazioni in ragioni di natura economica e, pertanto, il datore di lavoro ha addotto il licenziamento per giustificato motivo oggettivo.
L’articolo 4 della legge 604/1966 individua l’origine del licenziamento determinato dalla partecipazione ad attività sindacali o derivante da discriminazioni di natura religiosa (licenziamento discriminatorio). Esso, come successivamente riaffermato dall’articolo 15 dello statuto dei lavoratori (legge 300/1970), è nullo.
L’articolo 3 della legge 108/1990 disciplina invece i licenziamenti individuali, come quello in ragione della gravidanza, considerato sempre di natura discriminatoria.
Per dimostrare la nullità del licenziamento illecito, il lavoratore ha l’onere di provare la condotta inidonea assunta dal lavoratore. Una recente sentenza ha definito «ritorsivo» il licenziamento applicato al termine di un periodo di malattia senza che sussistano validi motivi.
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