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Libertà di culto in Italia



In Italia, la libertà di culto è tutelata in vari modi. Gli edifici aperti al culto non possono essere requisiti, occupati, espropriati o demoliti se non per gravi ragioni e previo accordo con la competente autorità ecclesiastica. La forza pubblica (ad esempio polizia) non può entrare negli edifici aperti al culto senza averne dato tempestivo avviso all’autorità ecclesiastica; in ogni caso l’ingresso è consentito solo in casi di particolare necessità e urgenza.

Alla libertà di culto è strettamente connesso il diritto di diffondere il proprio pensiero religioso e di farne propaganda al fine di persuadere gli altri ad aderirvi (proselitismo).

Come la libertà di culto, anche la libertà di diffondere il proprio messaggio religioso è purtroppo osteggiata in alcuni ordinamenti statali: la maggior parte dei Paesi islamici, ad esempio, vieta esplicitamente tale prerogativa, non riuscendo a concepire l’idea che i propri cittadini musulmani possano scegliere di aderire a una religione diversa dall’islamismo.
In ogni caso, anche negli ordinamenti che ammettono il proselitismo questo deve essere esercitato senza mai divenire improprio: il proselitismo diviene tale quando assume la forma di offerta di vantaggi materiali o sociali allo scopo di far guadagnare nuovi membri alla Chiesa (è il caso, ad esempio, del proselita che offre al potenziale adepto una cospicua somma di denaro in cambio del suo ingresso alla congregazione).