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Legittimazione sindacale


Il penultimo comma dell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori stabilisce che, qualora il datore di lavoro non ottemperi alla sentenza del giudice, è punito ai sensi dell’articolo 650 del Codice penale. Inoltre, l’autorità giudiziaria può disporre la pubblicazione della sentenza penale tramite i mezzi di comunicazione, in modo tale che l’opinione pubblica venga a conoscenza della vicenda e dell’illecito commesso.

Lo strumento giudiziario previsto dall’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori può essere azionato dal tribunale del lavoro. L’azione può essere promossa solo da alcune categorie di associazioni sindacali: rappresentanze sindacali aziendali e rappresentanze sindacali unitarie non hanno tale prerogative; peraltro, esse possono costituire il soggetto passivo nei confronti del quale l’azione è impugnata.

L’iniziativa spetta agli organismi locali delle associazioni sindacali nazionali che ne abbiano interesso. Si fa riferimento in primo luogo agli enti sindacali territoriali aderenti a un’organizzazione sindacale attiva a livello nazionale.
Ai suddetti enti, dunque, è demandato il compito di valutare la sussistenza dell’interesse a promuovere l’azione. Ci si rivolge quindi ai sindacati nazionali e alle loro articolazioni territoriali. Si instaura un’associazione combinata fra RSA e RSU all’interno dell’azienda e altri enti sindacali all’esterno. Le ragioni sufficienti e l’interesse a ricorrere devono riguardare la mera attività lavorativa e sindacale. Qualora il comportamento leda l’azione sindacale o l’iniziativa di uno o più lavoratori, dunque, potrà essere considerato illecito e, di conseguenza, potrà giustificare l’esperimento dell’azione giudiziaria prevista ai sensi dell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori.
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