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Leggi anti-frode


Le discipline che si propongono di contenere i processi di esternalizazione sono state definite da diverse leggi: sebbene la maggior parte di queste sia stata abrogata, la regolamentazione da esse prevista continua a mantenere la propria efficacia.
La legge 1369 del 1960 poneva il divieto, penalmente sanzionato, di intermediazione e interposizione nei processi di lavoro: sulla base di quanto previsto dalla suddetta legge, dunque, chi utilizzava il lavoro altrui come fosse proprio doveva risponderne penalmente.

La legge 877 del 1973, ancora, tutelava il lavoro a domicilio.
L’articolo 30 della legge Biagi oggi richiede, quale presupposto di legittimità del distacco dell’impresa, il sussistere di un interesse economico in capo al distaccante.
Nel corso del tempo, l’esternalizzazione è divenuto un vero e proprio fenomeno globale che oggi coinvolge tute le funzioni dell’impresa, dunque non soltanto quella produttiva e di commercializzazione.
Durante gli anni ottanta dello scorso secolo nacquero ill lavoro interinale (leasing di personale) e il manager temporaneo (che consente di «affittare» lavoratori per un lasso di tempo determinato.

Il potere disciplinare deve essere esercitato con il contributo e il concorso dell’impresa distaccante: se il lavoratore distaccato pone in essere un’infrazione presso l’utilizzatore, la responsabilità grava esclusivamente sul lavoratore, dunque mai sul datore di lavoro distaccante.
In sintesi, dunque, la legge anti-frode sviluppata a partire dagli anni sessanta dello scorso secolo mirò da un lato a favorire l’esternalizzazione delle attività di impresa, dall’altro a disincentivare la pratica frequente relativa a rappresentazioni fittizie della suddetta attività-
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