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Interpretazione degli enunciati


Sulla base dell’ambito o nel contesto in cui sono impiegati, gli enunciati possono racchiudere ed implicare significati diversi. Si pensi alla frase «state in silenzio»: essa è pronunciata al fine di determinare una condizione che, nel momento in cui si parla, non sussiste.
In questo secondo caso, dunque, è il mondo che si adatta al linguaggio attraverso strumenti come il comando o la promessa.
Gli enunciati possono essere interpretati sulla base della cosiddetta «doppia direzione di adattamento (mondo - linguaggio; linguaggio - mondo): il tipo di atto linguistico che si ha in questo caso è un direttivo o un dichiarativo. Ad esempio, dire «vi dichiaro marito e moglie» ha il duplice scopo di descrivere un elemento di fatto e renderlo tale tramite il dichiarativo stesso.
Gli atti linguistici si possono dividere in tre categorie:
1. Gli assertivi (il parlante si impegna a credere che qualcosa è vero); esempio: “Oggi piove”;
2. I direttivi (il parlante cerca di far fare qualcosa al destinatario); esempio: “Chiudi la porta!”. In questo caso lo scopo dell’enunciato è rivolto all’azione che il destinatario cui esso è rivolto è tenuto a compiere;
3. I commissivi (il parlante si impegna a fare qualcosa); esempio: “Ti prometto di pagare il conto”. Il proferimento dell’enunciato implica conseguenze che, dal punto di vista pratica, troveranno attuazione solo in un tempo futuro o comunque non coincidente con quello in cui esso è esposto;
4. Gli espressivi (il parlante esprime un proprio stato psicologico); esempio: “Ti sono grato”;
5. I dichiarativi (mediante l’atto linguistico, il parlante determina uno stato di cose); esempio: “In nome della legge, vi dichiaro marito e moglie”. Quest’ultimo caso di enunciato costituisce una vera e propria eccezione: esso, infatti, da un lato constata una situazione di fatto (il legame matrimoniale che si è appena creato tra due persone) e dall’altro ne dà piena attuazione tramite il suo stesso proferimento.
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