All’atto della costituzione della CEE i paesi membri non si posero il problema della cooperazione monetaria
Solo alla fine del 1970 si ebbe la costituzione dello SME, il sistema monetario europeo, che si proponeva l’obiettivo di realizzare in Europa una maggiore stabilità monetaria al fine di evitare che le eccessive fluttuazioni delle valute tra i paesi membri potessero ostacolare la liberalizzazione degli scambi.
Con il Trattato di Maastricht del 1992, si ha la nascita dell’Unione Monetaria europea ( UEM) , la comparsa di una moneta unica perfettamente circolante e gestita da una sola Banca centrale , la banca Centrale Europea (Bce).
Il Trattato stabiliva che gli stati, per poter far parte dell’eurosistema dovevano avere condizioni strutturali simili e rispettare i cd. Parametri di convergenza che sono di natura monetaria e fiscale.
I parametri monetari sono:

*la stabilità dei prezzi (il tasso di inflazione non doveva superare più di 1,5% la media dei tassi dei tre Paesi con prezzi più stabili);
* variazioni limitate dei tassi di interesse (i tassi a lungo termine non dovevano superare di oltre due punti percentuali quelli dei tre Paesi a inflazione più bassa);
* la stabilità dei cambi (la valuta doveva essere rimasta nello Sme per almeno due anni).
I parametri fiscali sono:
* un debito pubblico non elevato (non superiore al 60% del Pil);
* un deficit statale contenuto (non eccedente il 3% del Pil);
Ancora alla fine del 1996 ben pochi Paesi (forse soltanto il Lussemburgo) rispettavano in realtà questi parametri. Tutti gli altri, e l'Italia in modo particolare, si impegnarono nell'adottare rigorose politiche economiche di risanamento e di rafforzamento dell'economia nazionale che, nella maggior parte dei casi, si sono tradotte in tagli alla spesa pubblica e in aumenti delle entrate tributarie.
Il passaggio alla moneta unica è stato attuato in tre fasi :
fase A (preparatoria), conclusasi nel 1998 in cui le autorità europee (Consiglio d’Europa) individuarono gli stati partecipanti all’UME poiché in linea con tutti o quasi tutti i requisiti (come l’Italia che aveva un debito pubblico > del 60% del PIL ma che si impegnò a ridurlo e a rientrare nei parametri)
Solo 11 dei 15 Stati dell'Unione europea inizialmente entrarono a far parte dell'Unione monetaria europea; si trattava di Finlandia, Irlanda, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Francia, Germania, Austria, Spagna, Portogallo e Italia,
Alla fine del 1998 sono stati stabiliti i tassi di conversione irrevocabili tra l’euro e le singole valute dei paesi che entrarono a far parte dell’UME. 1 euro=1936,27 lire.
Fase B (transitoria) dal 1/1/1999 al 31/12/2001; in questa fase l’euro non circola come moneta fisica, ma come moneta scritturale, cioè è possibile per i soggetti dei paesi dell’UME aprire conti correnti in euro e fare bonifici in euro. Il principio che regola i pagamenti è nessun obbligo, nessun divieto.
Fase C (definitiva). Nel 2002 cominciano a circolare monete e banconote in euro e dopo un periodo di doppia circolazione (lira/euro) in cui la lira è progressivamente ritirata dal mercato ed è circolato solo l’euro.

Nel 2001 si aggiunse agli 11 paesi UME anche la Grecia. Al 2015, dei 28 Stati membri dell'Unione europea, solo 19 fanno parte di eurolandia, come si è soliti chiamare l'area dell'euro. Nel corso degli anni hanno fatto il loro ingresso Slovenia, Slovacchia, Cipro, Malta , Estonia, Lettonia e Lituania.
Sono rimasti fuori dall'Uem la Gran Bretagna, la Danimarca e la Svezia che, in conseguenza dell'opposizione manifestata dai propri cittadini, si sono avvalse del diritto di opting out, cioè di sospendere la decisione della partecipazione rimandandola a un tempo futuro. Sono inoltre rimasti fuori dall’euro alcuni stati dell’est europeo entrati da poco nell’U.E. poiché non in linea con i parametri di Maastricht. Il sistema stabilisce che le monete escluse possono variare rispetto all'euro entro una stretta banda di oscillazione; ciò allo scopo di evitare facili svalutazioni monetarie che potrebbero rendere queste valute maggiormente competitive rispetto alla moneta unica europea (cosiddetto Sme2).

LA POLITICA MONETARIA dell’UME e la BCE.
Con l’introduzione dell’euro la politica monetaria non è più prerogativa dei governi nazionali ma delle autorità monetarie europee.

Gli obiettivi fondamentali della politica monetaria sono:
 difendere la stabilità dei prezzi
 garantire la crescita dell’attività economica e contenere le fluttuazioni del ciclo economico
 garantire la stabilità del cambio dell’euro rispetto alle altre valute per salvaguardare l’equilibrio dei conti con l’estero.
La Banca centrale europea (BCE) è stata istituita nel 1998 dal Trattato sull'Unione europea di Maastricht, per introdurre e gestire la nuova moneta, svolgere operazioni sui cambi e definire e attuare la politica monetaria dell'UE.
La BCE è un'istituzione indipendente, dotata di personalità giuridica ai sensi del diritto comunitario, che si colloca al centro del SEBC e dell'Eurosistema e assicura che i compiti attribuiti a questi ultimi siano svolti sia attraverso le proprie attività sia per il tramite delle Banche centrali nazionali (BCN), conformemente allo Statuto del SEBC/BCE.
Il capitale della BCE è pari a 5 miliardi di euro e le Banche centrali ne sono le sole sottoscrittrici secondo quote percentuali di partecipazione (chiave capitale) che tengono conto del peso del PIL e della popolazione di ciascun Paese sul totale dell'Unione europea. Le quote di partecipazione al capitale della BCE sono versate dalle BCN dell'Eurosistema integralmente, mentre per le BCN non partecipanti all'area dell'euro, la BCE fissa una percentuale minima da versare come contributo ai suoi costi operativi.
In aggiunta al capitale, le BCN dell'Eurosistema conferiscono alla BCE, sempre in proporzione alla loro chiave capitale, una parte delle proprie attività di riserva in valuta poiché la BCE ha il pieno diritto di detenere e gestire queste riserve valutarie e ad essa spetta l'approvazione delle operazioni in valuta estera effettuate dagli Stati membri.
Gli organi della BCE sono 3: il Consiglio direttivo, il Comitato esecutivo e il Consiglio generale.
L'Eurosistema e’ retto dagli organi decisionali della BCE: il Consiglio direttivo e il Comitato esecutivo.
Il Consiglio direttivo - che comprende i membri del Comitato esecutivo nonché i governatori delle Banche centrali nazionali dei paesi aderenti all’Euro- è l’organo decisionale che ha il compito di definire la politica monetaria.
Il Comitato esecutivo - organo che comprende il Presidente, il Vicepresidente e 4 altri membri è composto da componenti, competenti nel settore monetario e bancario, nominati di comune accordo dai Capi di Stato e di Governo dei Paesi partecipanti all'area dell'euro. Essi durano in carica otto anni.
Il Comitato esecutivo attua la politica monetaria ed è inoltre responsabile della gestione degli affari correnti della BCE.
Il Consiglio generale, organo che comprende oltre il Presidente e il Vicepresidente generale della BCE anche tutti i governatori delle Banche centrali dell'Unione europea, è un organo consultivo e di controllo sul funzionamento dell’unione monetaria.
Il Consiglio generale è istituito come terzo organo della BCE finché esisteranno Stati membri che non hanno adottato l'euro.
Il funzionamento di questi organi è regolato dal Trattato CE, dallo Statuto del SEBC/BCE e dai rispettivi regolamenti interni.
Le Banche centrali nazionali assolvono la quasi totalità dei compiti operativi, contribuendo all'attuazione delle decisioni assunte dal Consiglio direttivo della Banca centrale europea.
Alle BCN spettano le seguenti competenze:
• Attuare le operazioni di politica monetaria: le transazioni effettive sono condotte dalle BCN, come ad esempio il prestito alle banche commerciali presenti sul territorio del Paese membro;
• Emettere le banconote in euro congiuntamente con la BCE;
• Far funzionare e vigilare i sistemi di pagamento: le BCN insieme formano Target, il sistema di pagamento per l'euro.
• Raccogliere dati economici e fornire assistenza alla BCE in campo statistico.

GLI INTERVENTI DELLE AUTORITA’ MONETARIE IN CAMPO VALUTARIO
Proprio per l'influenza esercitata dalle variazioni dei tassi di cambio sugli scambi internazionali e sulla produzione e in generale sull'economia del Paese, il mercato valutario è sottoposto a uno stretto controllo da parte delle autorità monetarie. Per i Paesi facenti parte dell'Unione monetaria europea esse, come sappiamo, sono rappresentate dalla Banca centrale europea (Bce) e dal Sistema europeo di Banche centrali (Sebc).
Dobbiamo premettere che il ruolo svolto dalle autorità, come vedremo, varia notevolmente dal regime di cambi in vigore, regime a cambi fissi o flessibili. Come sappiamo il regime a cambi fissi è stato abbandonato negli anni settanta ed ora il regime dei cambi è quello dei cambi flessibili. Nel regime a cambi flessibili non c'è una parità ufficiale stabilita dalle autorità monetarie ma i rapporti di cambio dipendono dalle contrattazioni che si verificano sul mercato.
I cambi flessibili variano quindi in continuazione, al mutare delle condizioni che influenzano la domanda e l'offerta delle valute. Ciò dà luogo a gravi inconvenienti. Le condizioni d'incertezza per il futuro, intanto, rendono impossibili le previsioni, scoraggiando quindi gli operatori internazionali. Le frequenti oscillazioni favoriscono poi l'azione degli speculatori che, con le loro manovre, possono incidere sulla stessa stabilità delle monete.
Nell'ambito dei regimi a cambi flessibili, è però possibile distinguere tra flessibilità libera e flessibilità amministrata.
La flessibilità libera ricorre quando le autorità monetarie non intervengono in alcun modo nel mercato valutario e i cambi sono esclusivamente il risultato dell'incontro della domanda con l'offerta.
Si parla invece di flessibilità amministrata (detta anche sporca) quando la determinazione del tasso di cambio non avviene del tutto in un mercato concorrenziale, poiché le Banche centrali, utilizzando le proprie riserve, intervengono sul mercato acquistando divise per sostenere la domanda oppure vendendo divise per aumentare l'offerta e far diminuire la quotazione. L’attuale sistema è di flessibilità amministrata.

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