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Infosfera



Lo studioso Luciano Floridi ha definito il concetto di infosfera: il termine fa riferimento all’insieme dei mezzi di comunicazione e alle informazioni da essi diffuse. Lo studioso rilevò che il numero di dispositivi che costituiscono l’infosfera è giunto persino a superare il numero di esseri umani presenti nel pianeta.

La crescita dell’infosfera è scaturita dall’avvento degli innumerevoli prodotti informatici e servizi in streaming immessi nel mercato a partire dagli ultimi anni del XX secolo.
Gli inventori dei suddetti prodotti e servizi devono far fronte ai c.d. costi marginali: si tratta delle some di denaro che deve pagare colui che fornisce un servizio o produce un prodotto nel momento in cui immette nel mercato la versione successiva del prodotto o l’upgrade del servizio. La Apple, ad esempio, incorrerà nei costi marginali quando presenterà l’iPhone 12, evoluzione dell’iPhone 11.

L’infosfera è il frutto della coesistenza di più software (motori di ricerca, browser, applicazioni, ecc.). Al suo interno si possono distinguere due forme di monopolio: una orizzontale; l’altra verticale.
La prima forma è data dal c.d. effetto di rete. Si tratta della capacità di un produttore di accaparrarsi il maggior numero di risorse (applicazioni, software, sistemi operativi, ecc.). Apple e Google, ad esempio, sono riuscite ad assicurarsi il dominio contrastato sotto questo punto di vista;
- monopolio verticale: nel mercato dell’informazione succede spesso che, i produttori in grado di dominare un determinato settore di questo mercato, riescano a esercitare il proprio potere e le proprie risorse per rafforzare la propria posizione anche in altri ambiti. Ciò genera una forma di monopolio definita «verticale».