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Il giusnaturalismo tra il pensiero cristiano e il mondo medievale


La corrente filosofica definita «giusnaturalismo» trova le sue origini nel mondo dell’antica Grecia, dove i più grandi pensatori della storia analizzarono il rapporto tra le leggi positive (poste e imposte dallo Stato) e le norme morali (che l’uomo trova dentro di sé, indipendentemente dalla legislazione statale). Questa tormentata contrapposizione fu rappresentata in modo eloquente da Sofocle nella celebre tragedia Antigone, in cui la protagonista giustifica la propria trasgressione agli ordini del re Creonte dicendo di non riuscire ad accettare che le disposizioni umane (norme poste) potessero «soverchiare le leggi non scritte (regole morali), perché queste vivono in eterno». Questo brano offre una chiara visione dell’importanza filosofica che già gli antichi Greci attribuivano alla distinzione tra legge morale e diritto naturale, cioè tra regole interiori e leggi poste. Già partire dal V secolo a.C. si delinearono le tre fondamentali versioni in cui il naturalismo si articolerà nel corso della storia: giusnaturalismo volontaristico; giusnaturalismo naturalistico e giusnaturalismo razionalistico:
1. Il giusnaturalismo volontaristico, rappresentato da Sofocle, si fonda sull’idea secondo cui al di sopra delle leggi umane (poste) esistono leggi non scritte (morali) dettate da una volontà divina.
2. Il giusnaturalismo naturalistico, rappresentato da Callicle, identifica il diritto naturale con l’istinto comune a tutti gli esseri viventi.
3. Il giusnaturalismo razionalistico, rappresentato da Ippia, Antifonte ed Alcidamante, considera il diritto naturale come l’insieme dei principi della ragione, natura essenziale dell’uomo.

Queste tre distinte concezioni di diritto naturale vennero conciliate nella dottrina degli stoici, i quali ritenevano che l’universo fosse animato da un principio assoluto, razionale e divino insieme e che il diritto fosse parte integrante dell’ordine universale, quale principio insieme divino, razionale e naturale da cui scaturiscono le leggi positive. Questa concezione venne ripresa dal pretore romano Cicerone, il quale sosteneva che le leggi positive trovano fondamento nel mondo naturale.
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