Video appunto: Flash mob, twitterstorm e crumiraggio tecnologico

Flash mob, twitterstorm e crumiraggio tecnologico



L’avvento del lavoro sul web ha esacerbato i conflitti fra datori e lavoratori. Questi ultimi tendono spesso a coinvolgere la collettività in azioni volte a tutelare i propri interessi sul lavoro. A questo proposito, lo strumento più efficace è il flash mob.
L’espressione si riferisce ad azioni dimostrative e di breve durata, realizzate appunto con l’ausilio della collettività, coinvolta proprio grazie all’uso dei social network. Si pensi, ad esempio, alle proteste ormai molto frequenti dei ciclofattorini di just-eat o Deliveroo: è raro che vi partecipino solo i lavoratori direttamente interessati.
Mentre l’azione di sabotaggio promossa tramite il netstrike non prevede l’astensione dal lavoro, il flash mob trova la sua forza proprio nell’interruzione momentanea dell’attività produttiva.. Dal punto di vista giuridico, inoltre, la mobilitazione collettiva non produce alcuna conseguenza rilevante sotto il profilo penale.

Il flash mob diviene particolarmente efficace se, in concomitanza con la mobilitazione collettiva, si utilizzano i social network per condividere frasi e slogan volti a rafforzare la protesta. Questa pratica ha avuto particolare successo su Twitter: pertanto si parla di Twitterstorm, che può essere considerata una fattispecie del flash mob. Anche in questo caso, quindi, non sono previste conseguenze penale, salvo il caso in cui si condividano frasi particolarmente ingiuriose.
Per contrastare i conflitti promossi dai lavoratori tramite l’uso del web, di solito le imprese danno vita al cosiddetto «crumiraggio tecnologico». Esso consiste nell’utilizzo di strumenti informatici e tecnologici per non sospendere il ciclo produttivo durante uno sciopero, limitando di conseguenza i danni derivanti dall’astensione dei lavoratori.
In Italia, il crumiraggio tecnologico è considerato legittimo qualora si ricorra a un’organizzazione del lavoro diversa da quella contrattualmente prevista.