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La famiglia nella Costituzione italiana

Agli art. 29, 30 e 31, la Costituzione italiana, si è preoccupa di dare una collocazione giuridica alla famiglia, poiché, pur trattandosi di un nucleo privato, è da considerare di importanza basilare per l'organizzazione della società
Nei riguardi di questa questione, i costituenti si trovarono di fronte duo posizioni opposte: la tradizione, che vedeva nella donna, moglie e madre, una spese di custode del focolare domestico e le nuove esigenze, frutto soprattutto dell'industrializzazione e dei nuovi modi di vita, propense a vedere nella donna un cittadino come gli altri con gli stessi diritti non solo di fronte alla legge, ma anche di fronte alla società.
Secondo il modello patriarcale, trasmesso, quasi integralmente dalla cultura dell'antica Roma, nella coppia, la figura dominante è l'uomo il quale come marito e come padre, ha sia la responsabilità della sussistenza del nucleo familiare, sia il compito di dirigere moglie e figli. Questo tipo di famiglia ha le sue radici nella società rurale in cui c'era bisogno di un'autorità che distribuisse i compiti e che ne fosse responsabile. Un simile modello ha dominato anche tutto il XIX secolo.

Attraverso l'industrializzazione e l'inurbamento, La società moderna, ha creato prospettive nuove, dato che la donna si è trovata a vivere esattamente le stesse vicende dell'uomo nelle lotte sindacali, nel lavoro, nella lotta partigiana, in fabbrica nelle catene di montaggio. Per questo motivo, la donna ha preso coscienza di essere un soggetto sociale e non un oggetto di decisioni altrui. Inoltre, mettere in discussione la tradizionale figura della donna significava, di conseguenza, mettere in discussione anche la struttura ed il modo di essere della famiglia stessa.
Infatti all'art. 3 stabilisce che i cittadini sono uguali di fronte alla legge, indipendentemente dal sesso e questa è la premessa fondamentale con la quale alla donna viene restituita una parità che di fatto la tradizione le aveva sempre negato. Tuttavia, poiché nella Costituente erano presenti spinte culturali diverse (cattolica, laica e marxista), tale affermazione di principio sembra essere contraddetta dall'art. 37 visto che le condizioni di lavoro della donna devono consentirle l'adempimento della sua essenziale funzione familiare ed assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione. E' probabile che la formulazione del testo costituzionale, in questo, sia stato frutto di un compromesso e che anche i progressisti, in realtà, abbiano affidato la soluzione del problema alla maturazione spontanea della situazione sociale e culturale dell'Italia. Nello stesso modo è rimasto ambiguo il significato del ruolo della famiglia nella società: da una parte l'immagine tradizionale di un nucleo chiuso in se stesso nei suoi interessi privati e per il verso opposto, gli innovatori avvertivano la necessità di assegnare alla famiglia un ruolo più aperto.
La trasformazione industriale ha inferto un duro colpo allo schema tradizionale della famiglia, provocando anche cambiamento di costume e di mentalità che non è sempre si è svolto in modo pacifico. Gli hanno contribuito positivamente alla presa di coscienza del problema eventi della fine degli anni 60, con l'affermazione del femminismo e con le sue esagerazioni. Negli anni 70, lo schema tradizionale della famiglia è apparso ancora di più inadeguato. Basti pensare all'approvazione della legge sul divorzio, l'opposizione referendaria alla sua abolizione ed infine l'approvazione da parte del Parlamento del nuovo diritto di famiglia nel 1975.

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