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Equilibri possibili nel gioco del falco e della colomba



Gli equilibri possibili nel cosiddetto «gioco del falco e della colomba» sono tre: falco colomba; colomba falco; colomba colomba. Non si tratta di un gioco di coordinazione in quanto esso prevede che ciascuno degli agenti agisca in autonomia al fine di prevaricare sull’altro, determinandone il cedimento e garantendosi la vittoria. Quest’aspetto rileva una differenza peculiare del gioco del falco e della colomba sia rispetto al dilemma del prigioniero, sia al gioco della caccia al cervo (poiché entrambi prevedevano la cooperazione).
La risoluzione del gioco falco - colomba richiede un nuovo tipo di equilibrio, definito «equilibrio correlato» e ideato dal premio Nobel Roger Haumann e in seguito sviluppato dall’economista Gintis.
L’idea dell’equilibrio correlato presuppone il fatto che vi sia un terzo agente, il quale non gioca ma si limita a correlare le strategie di esperimento casuale attuate dai due agenti. Sulla base di quanto concordato dai due partecipanti, il terzo agente, definito coreografo, si assume l’onere di selezionare, in maniera totalmente casuale, quale delle tre strategia ogni agente debba adottare. Tale scelta non è meditata ma affidata al caso: il coreografo, dunque, lancia un dado e, sulla base dei numeri che fuoriescono, determina le strategie che gli agenti dovranno adottare. Il coreografo, però, non rende pubblico ai giocatori l’esito del lancio del dado, ma si limita a comunicare ad ogni agente, privatamente, quale strategia egli dovrà adottare. In questo modo, nessuno dei due agenti avrà modo di sapere quale strategia utilizzerà l’altro e, pertanto, egli non avrà interesse a deviare dalla strategia a lui assegnata dal coreografo, poiché il ruolo di quest’ultimo è legittimato da un accordo pregresso stipulato tra i due agenti.
Sorge così un equilibrio, definito correlato in quanto disciplinato e mediato dal coreografo, il quale svolge un ruolo somigliante a quello dell’autorità coordinativa proposta da Gans. A differenza di quest’ultimo, però, il coreografo rende la scelta casuale e privata, costringendo gli agenti ad affidarsi al suo ruolo di mediatore e non offrendo loro alcuna ragione per deviare dal profilo proposto (per Gans, invece, questo rischio non poteva essere escluso e pertanto il ruolo di supporto della sanzione era necessario).

In generale, è possibile dire che, sebbene molti studiosi abbiano tentato di individuare la risoluzione della teoria dei giochi in una delle tre vie (morale, sanzionatoria, convenzionalista), la sua complessità risiede proprio nel continuativo tentativo da parte dei filosofi di ridurre ogni gioco sociale entro i parametri di una delle tre vie, senza tener conto del fatto che, all’interno di ogni interazione, moralità, sanzione e convenzione si fondono e si intrecciano.
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