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Distinzione tra frutti e cose semplici, composte e complesse nel mondo romano


Cose semplici, cose composte e cose complesse

Si tratta di una distinzione filosofica sottolineata da Pomponio:
- le cose semplici sono quegli oggetti che si configurano come cose unitarie (ad esempio uno schiavo, una pietra, una trave, una bottiglia, ecc);
- le cose composte sono invece costituite dall’unione di più cose semplici (un edificio, una nave, un armadio, ecc);
- le cose complesse o collettive sono gruppi di cose semplici fisicamente disgiunte ma considerate come un’unità, cioè un conglomerato di beni (come ad esempio un gregge).
Gli interpreti medievali distinsero tra universitates facti (tra le quali configurano ad esempio biblioteche e pinacoteche) e universitates iuris (cioè situazioni giuridiche complessive riferibili a un solo soggetto: ne è un esempio l’ereditas).

Cose divisibili e cose indivisibili

- Le cose divisibili sono tutti gli oggetti che possono essere divisi mantenendo una funzione economico-sociale proporzionale rispetto all’intero;
- Sono invece indivisibili tutte le cose il cui frazionamento determina una perdita economica.

I frutti

Si definisce frutto il reddito (utile) proveniente da un’attività.
I frutti si distinguono in:
- frutti naturali, che provengono direttamente dalla cosa, con l’eventuale concorso del lavoro dell’uomo (come ad esempio i prodotti della terra o i prodotti della lana)
- frutti civili sono rappresentati dai proventi che il proprietario ricava dalla cessione ad altri del godimento della cosa.
Non è considerato frutto il parto della schiava: ciò diede origine a un dibattito di matrice filosofica. Sebbene, dal punto di vista giuridico, uno schiavo fosse una res, essa condivideva ugualmente la natura umana degli uomini: pertanto si ritenne che i parti della schiava non potessero essere considerati frutti (dunque non reddito derivante da una res).
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