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Colpa commerciale e colpa nautica


Il Codice della navigazione opera una distinzione tra la colpa commerciale e la colpa nautica.
In via generale, la colpa commerciale consiste nella condotta imprudente o negligente assunta con riferimento all’utilizzo commerciale di una nave. L’uso commerciale della nave sussiste ogni qualvolta essa venga utilizzata per finalità economiche (ad esempio il trasporto di cose o persone).
Per comprendere meglio il concetto di colpa commerciale è possibile ipotizzare una fattispecie molto frequente.
Immaginiamo che a bordo di una nave vengano caricati dei container contenenti lastre di vetro.
Ipotizziamo che al termine del viaggio i vetri risultino frantumati e che tale frantumazione sia scaturita da un’erronea collocazione dei container a bordo della nave o dalla mancata custodia degli stessi. Questo caso costituisce un esempio di colpa commerciale perché il danno arrecato scaturisce da grave negligenza del personale di bordo.
La colpa nautica consiste invece nella condotta negligente o o imprudente assunta con riferimento all’attività nautica propriamente detta, cioè all’utilizzo tecnico della nave. Un esempio di colpa nautica è costituito da un errore di manovra. Se, nell’esempio sopra riportato, si provasse che la rottura del vetro è stata cagionata dall’urto della nave con la banchina portuale a causa di un errore di manovra della nave, sussisterebbe la colpa nautica.
L’articolo 393 del Codice della navigazione dispone espressamente che il noleggiante non può rispondere di colpa commerciale. Il soggetto interessato al compimento del viaggio e a un eventuale utilizzo economico del mezzo è il noleggiatore, al quale la colpa commerciale è pertanto imputata.
Conservando la qualifica di armatore e dunque l’esercizio della nave, il noleggiante è invece considerato responsabile di un’eventuale colpa nautica.
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