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Diritti e doveri dei genitori e dei figli


Nella seconda metà del XX secolo si comprese che «la Repubblica non è composta di famiglie, ma di individui, e gli individui hanno tutti uguale diritto. Il sorgere di questa concezione avviò un profondo mutamento della famiglia: basti pensare al progressivo inserimento della donna in tutti i livelli della organizzazione economica e politica della società e all’abolizione della potestas maritalis. La Costituzione esige che tali trasformazioni si attuino, prima che nella legge, nel costume: che esse siano, cioè, trasformazioni accettate dalla coscienza sociale e non imposte autoritativamente.
L’art. 30 Cost. deferisce alla famiglia il compito di allevare la prole, tradotto nel dovere di educare, istruire e mantenere i figli, derogabile solo in caso di incapacità dei genitori. La famiglia è dunque considerata la sede naturale entro la quale formare la personalità del minore. Alla famiglia sono altresì riconosciuti ulteriori diritti e doveri: l’obbligo di assistenza materiale e morale fra i coniugi (art. 143.2 c.c.) e l’obbligo di prestare gli alimenti al parente o all’affine che versa in stato di bisogno.
I suddetti diritti e doveri, inizialmente riconosciuti solo alla famiglia fondata sul matrimonio, trovano oggi applicazione anche nell’ambito delle unioni civili tra persone dello stesso sesso, disciplinata da norme analoghe a quelle previste per il matrimonio ma con due uniche differenze: l’assenza di obbligo di fedeltà e l’impossibilità di procedere all’adozione.
Il comma 20 della legge 76/2016 (relativa alle unioni civili) costituisce una cosiddetta «clausola di equivalenza». Esso dispone che «al solo fine di assicurare l’effettività della tutela dei diritti e il pieno adempimento degli obblighi derivanti dall’unione civile tra persone dello stesso sesso, i termini «coniugi e matrimonio» presenti all’interno di ogni atto proprio dell’ordinamento sono riferibili anche alle unioni civili e le relative disposizioni sono giuridicamente valide anche per le persone fisiche coniugate tramite unione civile.
La disposizione di cui al comma 20 non si applica alle norme dal Codice civile non richiamate espressamente nella legge 76 e al contenuto della legge 4 maggio 1983 n. 184, la quale regolamenta l’istituto dell’adozione, esclusivamente riservato alle coppie coniugate tramite matrimonio da almeno tre anni.
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