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Crisi di sovrapproduzione


Si parla di crisi quando i principali aggregati economici (il Pil, i redditi, gli investimenti, l occupazione, i consumi) tendono a diminuire. La crisi designa cioè una situazione di rallentamento o arresto nella crescita economica, che dà luogo a conseguenze sociali negative: principali tra queste la disoccupazione e la contrazione del reddito delle famiglie.
Già nell’antichità si manifestavano periodi di crisi. Ma nelle società preindustriali esse erano dovute alla distruzione delle risorse conseguente a fattori esterni al processo economico. La produzione (soprattutto quella agricola) risultava insufficiente rispetto al fabbisogno, a causa di raccolti scarsi o di siccità, carestie, inondazioni, terremoti, epidemie, guerre. Tutti coloro che non disponevano di riserve di grano o di denaro venivano colpiti dai prezzi crescenti dei prodotti agricoli e dalla mancanza di risorse e la miseria si diffondeva rapidamente; la situazione tornava alla normalità solo quando si ottenevano raccolti abbondanti in stagioni successive.
Con la rivoluzione industriale i caratteri delle crisi si sono trasformati: esse si manifestano non più con la scarsità di prodotti disponibili, ma con la difficoltà a vendere i prodotti ottenuti nei processi produttivi. La produzione - merci invendute - e la sottoutilizzazione della capacità produttiva - apparato produttivo inutilizzato e disoccupazione di lavoratori - sono le caratteristiche principali delle crisi moderne. Crisi periodiche si manifestarono lungo tutto il XIX secolo. La crisi più estesa, che colpì tutti i paesi dell'area capitalistica, si verificò nel 1929 e si protrasse per un decennio.
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