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Consolidamento delle province



L’art. 107 del progetto di Costituzione aveva previsto la soppressione delle province («il territorio della Repubblica si riparte in regioni e comuni»), la Seconda sottocommissione era stata tempestata di richieste per il riconoscimento di innumerevoli nuove entità regionali di dimensione sostanzialmente provinciale (si vedano le sei sedute dedicate alla questione dal 16 al 18 dicembre 1946).


Nonostante il consolidamento dell’esperienza regionale, non sono mancati, e non mancano, tentativi di ridisegnare i confini delle regioni, non più solo per aumentarne il numero, ma anche per accorparle. All’inizio degli anni Novanta la discussione fu avviata da uno studio della Fondazione Agnelli (che prevedeva un ridisegno complessivo in dodici regioni) e dalla proposta leghista delle macroregioni (addirittura solo tre, più le cinque speciali: una delle tre macroregioni avrebbe dovuto essere la Padania).
Non sono mancate d’altro canto, in tempi più o meno recenti, concrete iniziative volte a creare nuove regioni per disaggregazione: per esempio, quelle relative all’istituzione della Romagna, del Salento, della Moldaunia (Molise più la provincia di Foggia), del Friuli occidentale (Pordenone con l’acquisizione dal Veneto dei comuni della zona di Portogruaro), e altre ancora.
In definitiva, è possibile affermare che la costituzione delle province è stata a lungo osteggiata ma, alla fine, fu consolidata.