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Conoscenza comune, individuale e condivisa


In ambito empirico è fondamentale distinguere tra conoscenza individuale (riferita a ciò che il singolo agente sa), conoscenza condivisa (la somma delle conoscenze individuali convergenti) e conoscenza comune (che comprende un novero più ampio: essa persiste quando le conoscenze individuali convergono nella conoscenza comune e, soprattutto, quando ogni agente sa che gli altri agenti sono consapevoli delle stesse cose di cui lui è informato).
Ciò dà origine al cosiddetto «concetto di aspettativa sociale»: ogni agente si aspetta che gli altri assumano un comportamento comune e, a loro volta, gli altri agenti sanno che lui adotterà il loro medesimo comportamento. L’aspettativa sociale si fonda sull’interazione sociale, strumento tramite cui ogni agente perviene alla conclusione che tutti gli altri sanno le stesse cose di cui lui è informato.
Le tre cognizioni di conoscenza sociale trovano un risvolto pratico nella vita di tutti i giorni. Sapere la stessa cosa non implica necessariamente il nascere di una convenzione.
In sintesi, è possibile dire che la convenzione richiede una generale e consapevole conformità di comportamento (fondata sulla conoscenza comune) e ha sempre una natura arbitraria (poiché risolve un problema di coordinazione).
Lewis ha aggiunto altre precisazioni sulla natura delle convenzioni: nella regolarità (r) non vi è nulla di intrinsecamente preferibile (ciascun individuo, infatti, potrebbe scegliere di conformarsi a un’altra regolarità diversa da r: le convenzioni, pertanto, sono arbitrarie).
Il filosofo Chaim Gans, inoltre, ha suggerito la possibilità che esista una correlazione tra il concetto di coordinazione e quello di autorità. L’ipotesi del filosofo parte dall’intuizione secondo cui esistono problemi sociali che richiedono autorità coordinative. Il diritto è una di queste, poiché esso è un’autorità che, in presenza di agenti incapaci di convergere individualmente su un certo equilibrio di coordinazione, «accompagna» tali agenti verso una soluzione del problema. Quest’idea ricorda il ruolo che il diritto svolge nell’ambito del dilemma del prigioniero; tuttavia, mentre in quel caso esso incide sull’utilità del gioco tramite la forza coattiva delle sanzioni, nel contesto immaginato da Gans, invece, l’autorità coordinativa si limita a orientarci verso una delle possibili soluzioni che, in assenza del diritto, non saremmo spinti a scegliere.
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