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Condizione giuridica degli edifici di culto


La costruzione di un nuovo edificio di culto cattolico può avvenire solo previo consenso del vescovo responsabile della diocesi. Egli deve provvedere ad assicurare i mezzi necessari per erigere l’edificio: la principale fonte di finanziamento è l’8x1000 del gettito IRPEF, che i cittadini possono scegliere di devolvere alla Chiesa.
Inoltre, una volta costruito l’edificio, la sua finalità non può essere mutata per almeno 20 anni (una chiesa non può essere trasformata, ad esempio, in una scuola se non dopo che siano decorsi 20 anni dalla sua costruzione).
La condizione giuridica degli edifici di culto è regolata dal Codice civile, in particolare dall’art. 831. Esso contiene due commi:

1) stabilisce che gli edifici di culto sono soggetti alle regole di diritto comune, quindi possono essere acquistati/alienati come qualunque altro bene immobile presente sul mercato;
2) afferma che anche gli edifici di culto appartenenti a cittadini privati devono conservare la propria destinazione per un lasso di tempo prestabilito.
L’edificio può essere utilizzato per tutte Le attività finalizzate alla promozione del culto, ma sono vietate tutte le pratiche ritenute indecorose, contrarie al buon costume e all’ordine pubblico. Infine, secondo la tradizione italiana, non è possibile chiedere ai fedeli il pagamento di un biglietto per accedere agli edifici sacri.
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