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Concetto di ordinamento giuridico


Il concetto di ordinamento giuridico evoca un sistema definito e ordinato di regole. Un ordinamento, infatti, deve essere coerente e privo di lacune, cioè deve contenere regole compatibili le une con le altre. Il giurista è colui che ha il compito di rintracciare tale coerenza e sanare eventuali lacune.
Dire che un ordinamento giuridico non deve presentare lacune non significa che ogni infinitesimale aspetto della vita (il modo in cui si dorme, la posizione che si assume mentre si dorme, il modo in cui si impugnano le posate, ecc) deve essere regolamentato dal diritto, bensì che l’ordinamento deve disciplinare in modo esaustivo e completo ogni elemento di sua competenza. Il corretto completamento di un ordinamento è facilitato da alcuni criteri, come ad esempio quello esposto nella seconda comma dell’articolo 12 del codice civile, che dice: se una controversia non può essere decisa con una precisa disposizione si guardano disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe. Il comma dell’articolo 12 evoca l’analogia come criterio coadiuvante tramite cui colmare eventuali lacune (analogia legis). Un altro criterio analogico è la cosiddetta analogia iuris, che si riferisce ai principi generali dell’ordinamento giuridico a cui attenersi nel caso vi siano dubbi o lacune. A differenza dell’analogia legis, l’analogia iuris non fa riferimento a una legislazione precisa che riguarda casi simili e materie analoghe, bensì ai principi generali dell’ordinamento giuridico che è possibile desumere dall’ordinamento stesso, sebbene in alcuni casi essi non siano scritti esplicitamente.
Unità, coerenza e completezza sono tre concetti fondamentali in ambito costituzionale. Unità significa che tutte le norme possono farsi risalire al potere costituente, cioè al momento fondante dell’ordinamento (la costituzione). Coerenza, invece, significa che l’ordinamento in quanto sistema non tollera contraddizioni fra le parti, gli atti e le norme; la continua produzione di nuovo diritto rende inevitabile il formarsi di antinomie, cioè di contrasti fra norme. La completezza, come sopra indicato, riguarda l’assenza di lacune o vuoti normativi, ossia casi non previsti dal diritto positivo.
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