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Codificazione storicistica secondo Savigny


L’essere umano non è sempre uguale a se stesso; egli, al contrario, evolve e muta in base al cambiamento dei contesti storici. Tale visione si discosta da quella giusnaturalistica secondo cui esistono diritti naturali al di sopra della razionalità e del carattere storico.
Lo storicismo, però, non coincide sempre con l’irrazionalismo: esso crede esclusivamente nel cambiamento e nell’evoluzione della storia, la quale però non è sempre irrazionale. Marx ed Hegel, ad esempio, costruirono la loro teoria filosofica sul concetto della realtà umana, la quale evolve sulla base di concetti razionali (Hegel, infatti, affermava: «Tutto ciò che è reale è razionale»). Marx, allievo di Hegel, fondò la propria teoria del materialismo storico sull’idea secondo cui la storia è determinata dal cambiamento, in particolare dalla rivoluzione. Per Marx, la storia evolve sulla base di leggi razionali.
Secondo lo storicismo, dunque, la storia, e con essa la realtà umana, è in perenne mutamento. Ciò indusse i fautori dello storicismo a sostenere che la storia e il diritto non siano cristallizzati e immutabili, bensì che evolvano e si modifichino in base al susseguirsi degli eventi.
In conformità con quanto sostenuto dagli storicisti, Savigny non fu mai favorevole alla codificazione legislativa, poiché essa mirava proprio alla cristallizzazione del diritto, in particolare del diritto naturale. Lo studioso riteneva che la codificazione costituisse una violenza alla natura del diritto. Rifacendosi a Hegel, Savigny affermò che il diritto è il prodotto spontaneo dello spirito del popolo, cioè la sua identità. L’umanità non corrisponde con ciò che è materiale, bensì attiene all’ambito spirituale (l’uomo è umano in quanto essere senziente e pensante). Lo spirito del popolo è storicamente determinato, dunque è mutevole.
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