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Bilanciamento di conflitti fra diritti



La Costituzione riconosce e garantisce, come si è visto, una pluralità di diritti, i quali tuttavia possono entrare in conflitto fra loro. I conflitti possono essere di due tipi:
- conflitti fra diritti fondamentali (ad es. fra diritto di cronaca e diritto alla riservatezza);
- conflitti fra diritti e beni collettivi (ad es. fra libertà di iniziativa economica e tutela dell’ambiente o fra libertà di riunione e tutela dell’incolumità pubblica).
I limiti ai diritti, di norma, sono espressamente previsti da singole disposizioni costituzionali (limiti espressi): come abbiamo visto, la libertà di manifestazione del pensiero non può essere contraria al buon costume; la libertà di circolazione e soggiorno può essere limitata in via generale dalla legge per motivi di sanità o di sicurezza; la libertà di impresa non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale, e via dicendo.
Ovviamente la problematica dei limiti ai diritti non si risolve nei soli casi in cui la Costituzione provvede in maniera esplicita. Ciò perché l’esistenza stessa di una pluralità di diritti, richiamando una celebre affermazione di Kant, ha come conseguenza che il diritto di uno trova il proprio limite nel diritto dell’altro (limiti impliciti). Fu proprio la prima sentenza della Corte costituzionale (la 1/1956) ad affermare che «il concetto di limite è insito nel concetto di diritto... nell’ambito dell’ordinamento le varie sfere giuridiche devono di necessità limitarsi reciprocamente, perché possano coesistere nell’ordinata convivenza civile». Perciò, i diritti e i beni collettivi in conflitto devono essere bilanciati innanzitutto dal legislatore, nel dettare una determinata disciplina giuridica, nonché, nell’esercizio del controllo di costituzionalità sulle leggi, dal giudice costituzionale.
Il bilanciamento dei diritti avviene nel rispetto delle regole seguenti:

1. deve riguardare conflitti fra diritti e beni aventi il medesimo rango costituzionale, vale a dire i beni tutelati devono possedere una rilevanza costituzionale (ad es. sent. 91/1964 che ritenne di pari rango l’interesse alla riscossione dei tributi e la libertà di domicilio);

2. deve essere svolto in modo tale che il sacrificio subito da un diritto sia ragionevole e proporzionato, ossia non eccessivo (ad es. sent. 27/1975 che, nel bilanciamento fra tutela del concepito e salute della madre dichiarò illegittima la norma incriminatrice dell’aborto di donna consenziente anche nel caso di gravidanza nociva per l’integrità psico-fisica della madre);

3. deve essere tale da preservare comunque il contenuto essenziale del diritto sacrificato come misura minima al di sotto della quale il diritto stesso risulterebbe violato (ad es. sent. 27/1998 che valutò la misura della protezione accordata dal legislatore al diritto all’indennizzo in caso di danno alla salute derivante da vaccinazioni obbligatorie o anche solo incentivate).
Il bilanciamento dei diritti implica che nessun diritto può avere, in astratto, una posizione di supremazia gerarchica. Come ha affermato la Corte costituzionale intervenendo sulla vicenda dello stabilimento siderurgico dell’Ilva di Taranto, in cui erano in gioco sia la libertà di impresa sia il diritto al lavoro sia il diritto alla salute, «tutti i diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione si trovano in rapporto di integrazione reciproca e non è possibile pertanto individuare uno di essi che abbia la prevalenza assoluta sugli altri… Se così non fosse, si verificherebbe l’illimitata espansione di uno dei diritti, che diverrebbe tiranno nei confronti delle altre situazioni giuridiche costituzionalmente riconosciute e protette, che costituiscono, nel loro insieme, espressione della dignità della persona» (sent. 85/2013; sulla stessa vicenda v. poi sent. 58/2018).
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