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Beni patrimoniali ecclesiastici: amministrazione

I beni patrimoniali ecclesiastici sono chiamati anche beni temporali, essi appartengono agli enti ecclesiastici e sono destinati a finalità temporali: mantenimento del clero, acquisto del necessario per l’ufficiature delle chiese, spese per festività religiose
Essi di distinguono in
1. beni mobili (denaro liquido, titoli di credito)
2. beni immobili (case, terreni. Se dati in enfiteusi si chiamano beni redditizi. L’enfiteusi è un diritto reali di godimento su di un fondo di proprietà altrui in base al quale il titolare ha il godimento pieno sul fondo, ma in cambio deve migliorare il fondo e pagare al proprietario un canone annuo in denaro o in derrate.)
Prima del Concordato del 1929, i beni di proprietà degli enti ecclesiastici dovevano essere assoggettati a conversione. Il Concordato del 1929 ha ribaltato il sistema per cui oggi gli enti ecclesiastici possono possedere liberamente dei beni immobili, usufruiscono di agevolazioni fiscali e di norme particolari per quanto riguarda la loro amministrazione. Tuttavia il ribaltamento operato dal Concordato del 1929 non ha comportato la restituzione dei beni tolti alla Chiesa con le leggi eversive e per rendere più agevole il problema le parti hanno preferito ricorrere al risarcimento
Come viene amministrato il patrimonio ecclesiastico?
• I controlli canonici
• Il sistema di pubblicità
• Il diritto di prelazione
• Gli acquisti degli Enti ecclesiastici
• L’abolizione dell’autorizzazione governativa (Legge Bassanini)
I controlli canonici su patrimonio ecclesiastico
I controlli canonici sull’amministrazione dei beni degli Enti ecclesiastici è stabilita dall’ art 7 del nuovo Concordato. Le normative canoniche che disciplinano il ruolo, i diritti ed i doveri degli amministratori, hanno forza di legge nell’ordinamento italiano.
Il sistema di pubblicità
Per tutelare gli interessi dei terzi che entrano in rapporto negoziale con gli enti ecclesiastici, la normativa prevede delle forme di pubblicità stabilendo
• l’ iscrizione al registro delle persone giuridiche, prevista dal c.c. con indicazione delle norme di funzionamento ed i poteri dell’organo che rappresenta l’ente
• che ai fini dell’invalidità o inefficacia dei negozi giuridici posti in essere da enti ecclesiastici, non possono essere opposte a terzi, che non ne fossero a conoscenza, le limitazioni dei poteri di rappresentanza o l’omissione di controlli canonici e che non risultino dal codice di diritto canonico o dal registro delle persone giuridiche

Il diritto di prelazione

Sui beni immobili messi in vendita il cui valore eccede euro 774.685,35, rivalutabili, lo Stato italiano ha il diritto di prelazione. La funzione di tale norma è di assicurare che tali beni non vengano distolti dalla funzione pubblica a cui essi sono destinati.
Procedura: l’Istituto che intende vendere un immobile, comunica tale decisione al Prefetto competente unitamente al prezzo di vendita. Entro sei mesi, il Prefetto comunica all’ Istituto la decisione dello Stato, del Comune, dell’Università, ecc. di esercitare il diritto di prelazione; decorso tale termine l’Istituto può procedere alla vendita entro tre anni.
Il diritto di prelazione non vale se l’acquirente è un altro Ente.
In caso di mancata notifica al Prefetto il contratto di compra-vendita è nullo.

Gli acquisti degli Enti ecclesiastici

Nel 1942, per evitare e soprattutto per controllare il fenomeno della manomorta, l’art.17 del c.c. impose che per l’acquisto a qualsiasi titolo oneroso o gratuito di immobili, per l’accettazione di eredità, una persona giuridica doveva chiedere un’autorizzazione governativa. Questo per evitare che grandi patrimoni cospicui finissero concentrati nelle mani di soggetti di diritto privi di finalità economiche, sottraendo così ricchezze al commercio e agli scambi
L’art. 7 del nuovo Concordato, nel sancire l’applicazione dell’art.17 del c.c. agli enti ecclesiastici, stabiliva che gli acquisti degli enti ecclesiastici sono soggetti, oltre ai controlli previsti dal diritto canonico, anche ai controlli che le leggi italiane prevedono per gli acquisti effettuati dalle persone giuridiche.
L’art. 17 della legge n° 222/1985 stabiliva che l’acquisto di nuovi beni è sottoposto al controllo previsto dalle leggi italiane poiché gli Enti ecclesiastici sono persone giuridiche, precisando inoltre che senza l’autorizzazione garantiva, l’acquisto e l’accettazione sarebbero stati inefficaci.
Tuttavia, la legge n° 1992/2000 (Legge Bassanini), sopprimendo l’art. 17 c.c. ha abrogato tutte le disposizioni che prescrivevano autorizzazioni per l’acquisto di immobili, accettazione di donazioni, eredità e legati da parte di persone giuridiche per cui gli enti ecclesiastici possono ora acquistare diritti reali immobiliari senza necessità dell’autorizzazione governativa.
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