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Arresto preventivo


L’ultimo comma dell’articolo 13 della Costituzione, sancisce che in specifici casi di gravità è possibile disporre l’arresto preventivo per un soggetto che, indagato ma non ancora condannato, possa essere tenuto in stato di fermo in seguito a un dibattimento fra due o più giudici.
L’arresto preventivo, consentito entro i limiti disposti dalla legge, è contemplato solo ed esclusivamente in tre casi:
1. Pericolo di fuga: talvolta può accadere che il soggetto incriminato tenti di fuggire prima che la sentenza venga emessa;
2. Reiterazione del reato: se liberato, l’indagato potrebbe commettere nuovamente i crimini per cui è stato arrestato;
3. Inquinamento delle prove: il soggetto incriminato, se liberato prima dell’emissione della sentenza, può tentare di compromettere le prove a suo carico tramite, ad esempio, minaccia ai testimoni.
Il fermo preventivo è autorizzato solo in presenza di indizi ed elementi di fatto, dunque mai sulla base di norme vigenti in via di principio.
Ai sensi dell’articolo 27, inoltre, un imputato non può essere ritenuto colpevole fino alla condanna definitiva. Non è ammessa la pena di morte.
Ogni limitazione della libertà personale è comunque circoscritta da una serie di tutele particolarmente rilevanti. Anche la persona in vinculis non potrà essere sottoposta a trattamenti disumani o contrari ai diritti inalienabili: la Costituzione, infatti, prevede, ex articolo 27, che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere
alla rieducazione del condannato.
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