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L’incontro di Dante con Stazio


Dopo il colloquio con Ugo Capeto, Dante e Virgilio riprendono il cammino e, ad tratto, sentono tremare il monte del Purgatorio ed innalzarsi da ogni parte un canto, il “Gloria in excelsis Deo”, lo stesso che fu cantato dagli angeli al momento della nascita di Gesù. Improvvisamente vedono apparire un’ ombra a cui Virgilio si rivolge per conoscere il motivo dell’accaduto. L’ombra inizia a parlare premettendo che tutto quanto succede nell’oltretomba ha un’origine celeste. Il terremoto che si è appena verificato è causato da un’anima che ormai è stata purificata e che si sta muovendo per salire in Cielo. Anche prima che sia compiuta la purificazione essa vorrebbe salire in Cielo ma tale volontà è impedita dal desiderio di espiare la propria colpa. Lo spirito confessa che la sua purificazione è durata più di 500 anni ed è per lui giunto il momento di lasciare il Purgatorio: ecco il motivo del terremoto e del canto di ringraziamento delle anime.
Quindi, l’ombra si presenta: dice di chiamarsi Stazio, di essere stato incoronato poeta a Roma per la dolcezza del suo canto e che ha tratto la sua ispirazione dall’Eneide, senza la quale non avrebbe composto nulla di valore e addirittura, aggiunge che sarebbe rimasto volentieri un anno in più in Purgatorio pur di essere vissuto al tempo di Virgilio. Le parole di Stazio, che ignora che Virgilio è in sua presenza, creano una situazione quasi comica che Dante riesce a cogliere con pochi tratti, ma essenziali: Virgilio, modesto com’è, non vorrebbe essere riconosciuto da uno che lo ha colmato di lodi e con un’espressione del viso invita Dante a tacere che vorrebbe parlare; per questo, non può trattenere un sorriso e con l’occhio accenna a Virgilio di aver capito il da farsi. Stazio, essendosi accorto del sorriso, intuisce che qualcosa gli viene nascosto e fissa il poeta negli occhi per trovarvi una spiegazione, incalzandolo con parole cortesi, ma insinuanti. Ed ecco la parte più graziosa dell’incontro con Stazio: Dante non sa a chi ubbidire, se a Virgilio che gli ha ordinato di tacere o a Stazio che lo scongiura di parlare, situazione imbarazzante che si concretizza con un sospiro. Alla fine, anche Virgilio sorride ed esorta Dante a soddisfare la curiosità di Stazio.
Stazio, appena udite le parole di Dante, preso da stupore e da un sentimento di venerazione, si precipita ad abbracciare i piedi di Virgilio, ma quest’ultimo, con una punta di rimpianto fa notare che l’abbraccio è inutile perché entrambi sono soltanto delle ombre. Sordello aveva compiuto lo stesso atto di venerazione che Virgilio non aveva impedito: la ragioni sono da ritrovarsi nel fatto che Sordello, nel concetto dantesco, è un poeta nettamente inferiore a Stazio.
Durante la conversazione, Stazio racconta di come si convertì al Cristianesimo e di come ricevette il battesimo. Per timore delle persecuzioni, tenne per molto tempo nascosta la sua conversione e per questo scarso entusiasmo dovette restare per 400 anni nella cornice degli accidiosi. Virgilio è stata la causa involontaria della sua conversione; infatti, Stazio inizio a frequentare o cristiani, quando si accorse che le parole di Virgilio della quarta ecloga trovavano corrispondenza con quanto predicato dagli Apostoli. Molto significativo è il verso che Dante mette in bocca a Stazio, rivolgendosi a Virgilio: “Per te poeta fui, per te cristiano”
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