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L’incontro di Dante con Manfredi

Siamo sulla spiaggia dell’Antipurgatorio, canto III del Purgatorio. Dante e Virgilio sono giunti ai piedi del monte e si accingono ad iniziare la salita. Mentre Virgilio tiene il viso basso, pensando al cammino da fare, alquanto irto di difficoltà, Dante si guarda intorno e scorgendo da sinistra una schiera di anime che procedono in modo molto lento, decidere di andare verso di esse per chiedere informazioni sulla via da seguire. Sono i negligenti scomunicati, morti di vita violenta che si pentì in extremis. Essi sono costretti a rimanere nell’Antipurgatorio per un periodo equivalente a trenta volte il tempo che hanno vissuto nella scomunica, procedendo piano piano. Si tratta di una pena inflitta per contrappasso: come nella vita essi tardarono a pentirsi, così ora ritardano il tempo della loro purificazione e, visto che si ribellarono alla Chiesa, ora il loro incedere è lento ed il loro atteggiamento pacifico, mite e docile.

Uno di questi spiriti invita Dante a guardarlo, se mai lo avesse visto sulla terra. E’ biondo, bello, di gentile aspetto e porta una ferita in mezzo alla fronte. Poiché Dante dichiara di non riconoscerlo, lo spirito gli mostra un’altra ferita alla sommità del petto e si rivela.
È Manfredi di Svevia, figlio illegittimo di Federico II di Svevia che essendo entrato in contrasto con il Papa, da questo fu scomunicato. Egli prega Dante di riferire alla figlia Costanza la sua situazione e di come abbia bisogno del suffragio dei vivi. Egli racconta la verità circa la propria morte, narrando che ricevuti due colpi mortali nella battaglia di Benevento, in punto di morte si rivolse a Dio, in quale, nonostante gli orribili peccati commessi, lo perdonò. L’arcivescovo di Cosenza ricevette dal Papa l’ordine di perseguitarlo anche da morto, riesumandone il corpo e disperdendone fuori dal regno, lungo il fiume Verde. Il commento di Manfredi è amaro: nel suo caso la Chiesa non ha ben considerato la pagina del Vangelo in cui si legge che Dio accoglie tutti i pentiti che si rivolgono a lui. Il suo misero corpo bagnato dalla pioggia e battuto dal vento e soprattutto è dispiaciuto per la mancanza del rito ecclesiastico perché il suo corpo fui trasportato con torce spense come usava per gli scomunicati
Alla fine, egli prega Dante di riferire alla figlia Costanza la sua situazione e di come abbia bisogno del suffragio dei vivi.

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