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L’incontro di Dante con Marco Lombardo


Nella cornice III, custodita dall’Angelo della pace, fra gli iracondi, Dante incontra Marco Lombardo, che in vita praticò quelle virtù che ora nessuno pratica più; assicura Dante che è sulla buona strada e gli chiede di pregare per lui quando sarà arrivato in Paradiso. Marco Lombardo era un uomo di corte vissuto nel XIII di cui non si hanno molte notizie. In lui, Dante ritrova qualcosa di sé, sia per l’animo nobile e sdegnosa, sia per la sorte che li accomunava entrambi ad umiliarsi davanti ai Signori. Dante ne approfitta per chiedere a Marco Lombardo di sciogliergli un dubbio, cioè quale sia la causa di tanta corruzione nel mondo che alcuni attribuiscono nell’influenza degli astri ed altri alla natura umana. Marco Lombardi risponde che la causa è da ritrovarsi nel mal governo dei Pontefici e degli Imperatori e non nella cattiva natura degli uomini. Come esempio, fornisce il caso della Lombardia in cui esiste confusione fra i due poteri, temporale e spirituale e dove, un tempo, prima della lotta fra la Chiesa e l’imperatore Federico II erano molto diffusi la cortesia ed il valore. Con la sua risposta, Marco Lombardo non fa altro che esporre la teoria del libero arbitrio: l’uomo possiede la ragione e la volontà che è libera. Se all’inizio, egli dura fatica nella lotta contro gli istinti (=influssi degli astri), alla fine qualsiasi ostacolo può essere vinto grazie alla virtù. In conclusione, si può affermare che Dante intende della giustizia la necessità di un’autorità estrema di un monarca universale che deve possedere, sopra le altre, la virtù cardinale della giustizia di cui, nel canto, è simbolo l’immagine della torre. Il concetto viene già espresso da Dante del “De Monarchia”
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