Sapiens 9072 punti

L’incontro di Dante con Guido del Duca

Nella cornice II del Purgatorio in cui gli invidiosi stanno espiando le proprie colpe, Dante incontra due anime che si sostengono a vicenda, appoggiandosi una all’altra. Meravigliate di trovarsi davanti un essere ancora vivente e senza gli occhi cuciti si domandano da dove venga e chi esso sia. Dante risponde che viene dalla Valle dell’Arno, designando la zona con una perifrasi. Per modestia, non fornisce la propria identità, affermando che è inutile che egli dica il suo nome perché ancora poco conosciuto, ma con speranza di una fama maggiore. I due spiriti, entrambi originari della Romagna, sono Guido del Duca e Rinieri da Calboli ma è soprattutto il primo che parla; mentre il secondo è di carattere timido, riflessivo e riservato, il primo ha un temperamento più impetuoso e a sentire citare il nome dell’Arno si lancia in un’invettiva contro gli abitanti che popolano la valle del fiume. Tale invettiva può essere considerata come un prolungamento di quella contro l’Italia del canto VI. Nella valle si raccoglie tutta l’iniquità umana possibile.

L’invettiva è costruita simmetricamente in dodici terzine: le prime quattro descrivono la valle ed i suoi abitanti in generale, nelle successive quattro i suoi abitanti in particolare per metterne in rilievo la progressiva bestialità e nelle ultime si ha una profezia. Gli abitanti dell’alto Casentino sono definiti brutti porci perché è qui che sembra sia nato il vizio della lussuria; successivamente, gli abitanti della di Arezzo sono paragonati a piccoli cani tozzi, ringhiosi ma che si lasciano intimorire facilmente. Procedendo più a valle si incontrano i Fiorentini che sono paragonati a dei lupi feroci feroci mentre Firenze è definita “la maledetta e sventurata fossa”.Arrivato a Pisa, l’Arno incontra volpi ingannevoli ed astute e che non hanno paura di cadere nelle trappole. Giunto al termine dell’invettiva Guido del Duca profetizza i reati scellerati che commetterà il nipote del suo compagno di espiazione; teme di recargli dolore, ma è spinto dal bisogno di combattere l’iniquità e preferisce la verità all’amicizia. Nel quadro che dipinge Guido, il nipote di Rinieri è visto come un “cacciatore” di Bianchi fuoriusciti che ne vende la carne ai Neri come si trattasse di animali da macello e al termine della profezia è rappresentato come una belva che, ormai sazia di stragi si allontana da Firenze tutta imbrattata di sangue. La profezia di Guido del Duca turba e rattrista il compagno che apprende così che il nipote non sarà degno dei suoi virtuosi antenati. E’ a questo punto che Guido svela il proprio nome e quello del compagno ed approfitta dell’occasione per deplorare anche la decadenza delle antiche nobili famiglie della Romagna. Al termine di questa seconda invettiva, Guido si commuove ed ha un nodo alla gola.

Hai bisogno di aiuto in Purgatorio?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email