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Incontro tra Dante e Casella


Nel secondo canto Dante e Virgilio si trovano sulla spiaggia dell'Antipurgatorio, dove dopo l'alba delle anime, trasportate in nave dall'angelo nocchiere, scendono sulla spiaggia. Tra queste anime c'è anche Casella. lui, secondo gli antichi commentatori, fu un musico, fiorentino per i più, pistoiese per l'Anonimo Fiorentino. Le notizie si fermano qui: press'a poco contemporaneo del poeta, morì prima della primavera del 1300, cioè prima del momento del viaggio dantesco. Appena si stacca dal gruppo di anime, Casella fa l'atto di abbracciare Dante che a sua volta cerca di ricambiare sempre con un abbraccio; tutto questo per ben tre volte, ma invano a causa del corpo aereo dell'anima. Nonostante il segno di amicizia Dante scopre l'identità dell'anima solo dopo l'abbraccio. A questo punto si instaura un dialogo in cui Casella, dopo aver detto a Dante che gli voleva un sacco di bene, chiese a quello stesso come mai si trovasse nel purgatorio. Dante a sua volta, dopo avergli spiegato la situazione del suo viaggio che deve essere compiuto per volere divino, chiede a Casella come mai solo adesso sia giunto in Paradiso. Casella spiega che l'angelo nocchiero accoglie nella sua barca le anime secondo il giudizio di Dio anche se da tre mesi l'angelo accoglie chi se la sentisse di partire verso il purgatorio e ciò gli permise dopo vari rifiuti di essere accolto. Il periodo temporale in cui si verifica il cambiamento di comportamento dell'angelo nocchiere sembra coincidere con l'inizio del Giubileo. I commentatori affermano che le indulgenze concesse col Giubileo erano applicabili ai defunti per modum suffragii, ma in realtà la bolla con la quale Bonifacio VIII promulgava il Giubileo non parla affatto di indulgenze applicabili ai defunti. L'applicabilità ai defunti delle indulgenze giubilari fu concessa solo nel 1457 da Callisto III; ma poiché già i teologi del Duecento (in particolare San Tommaso) sostenevano che le indulgenze concesse dalla Chiesa erano applicabili ai defunti, Dante fa sua questa concezione. Finito il dialogo Dante chiede all'amico di intonare una bellissima melodia: il musico inizia a cantare Amor che nella mente mi ragiona, una delle canzoni (la seconda) del Covivio di Dante. Questi, Virgilio e tutte le anime rimangono incantate dalla dolcezza del canto, che insieme all'incontro viene interrotto dalla comparsa di Catone che, dopo aver rimproverato le anime di essere lente e pigre, mette in fuga tutti compresi Dante e Virgilio.
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