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L’Antipurgatorio


Il sostantivo "antipurgatorio" descrive un luogo immaginario dove sostano le anime negligenti a pentirsi in vita, non ancora pronte alla purificazione nella Divina Commedia di Dante Alighieri.Tuttavia il termine non fu coniato dall’autore, bensì da storici e commentatori successivi.

Concerne quella sezione del Purgatorio che antecede la porta dello stesso (I, 134), presieduta dall'angelo guardiano. Nell’Antipurgatorio sostano i penitenti non ancora idonei a sottoporsi all’espiazione delle pene nelle Cornici. E’ costituito dalla spiaggia (I, 100-113), ove giungono le anime provenienti dalla terra (II, 13-51), Dante incontra Catone, il guardiano del Purgatorio, e successivamente il suo amico Casella (II, 76-111). L’Alta Ripa (III, 43-63), ospita i contumaci, ovvero i morti scomunicati, lì Dante incontra il Principe Manfredi di Svevia (III, 103-145); segue la prima balza (VI 68), dove vi sono i pigri nel pentimento in vita, tra cui Belacqua (IV 98-130); infine la seconda balza, i peccatori fino all'ultima ora e uccisi per morte violenta, tra cui il celebre Iacopo del Cassero (64-84) e Sordello da Goito (VI, 58-75). I peccatori dell’Antipurgatorio scontano una pena di tempo variabile, difatti, le preghiere di suffragio dei vivi in grazia di Dio possono alleviare la durata delle espiazione.

Nell’Antipurgatorio è presente l’aria, elemento simboleggiante quella vicinanza ancora al mondo terreno, non essendo ancora avvenuta la completa trasposizione delle anime alle Cornici del Purgatorio, dove l’atmosfera è fatta di etere. A rimarcare questo tratto, l'Antipurgatorio si presenta con tutti i caratteri delle montagne naturali, è di fatto la sola parte della montagna che può essere modellata dal comportamento appunto dell’atmosfera

Le anime dell'Antipurgatorio si presentano con due diverse forme di peccato, pertanto con due distinte metodologie d'integrazione alle Cornici: da una parte le schiere degli scomunicati e dei morti per forza, gente fin troppo dedita all'azione e a trascurare la religione; dall'altra, i negligenti, cui non manca la religiosità ma che certo furono ben lontani dall’applicarla.

Interessante come l’espiazione delle anime dell’Antipurgatorio segua precisamente il principio del contrappasso applicato per le pene dei dannati, la sostanziale differenza sta nell’atrocità delle stesse pene e per il fatto che quelle infernali siano perpetue.

I contumaci esercitano il timore di Dio che non ebbero in vita, muovendosi in gregge lentamente come pecore mansuete (III, 67-102); i pigri la pazienza, attendendo all’ombra di un grosso masso (IV, 97-120); i morti violentemente la prudenza, invocando il miserere per ottenere la misericordia divina (V, 22-63).

Il viaggio dantesco nell’Antipurgatorio si imbeve da subito di un forte significato allegorico-religioso, già la prima terzina della cantica del Purgatorio contiene il linguaggio del marinaio (acque, vele, navicella, mar) a simboleggiare il viaggio di d’ogni anima verso la purificazione. Inoltre è frequente l’uso del verbo resurga, altro indizio del nuovo stato d’animo di chi esce dall’antro infernale scampato al male e alla morte eterna, iniziando un cammino di resurrezione e quindi di salvezza.

L’azzurro del cielo è intenso come lo zaffiro orientale è simbolo medievale di castità e di predisposizione al distacco dal corpo per innalzarsi al cielo; il sole rappresenta la bontà e grazia divina che illumina e guida non solo i due poeti, e particolarmente Dante, ma anche il cammino di chi, come le anime del purgatorio, è sulla via della purificazione; tant’è vero che è vietato procedere di notte, quindi senza il sole, come dirà anche Sordello. E’ opportuno notare il contrasto simbolico fra il sole che tramonta all’imboccatura dell’inferno (tramonto) e il sole che sorge all’arrivo sul purgatorio (alba).

Teologicamente la Chiesa non ha affermato molto intorno alla purgazione, è però vero che tra il XIII ed il XIIII secolo si era affermata la dottrina di un oltretomba in cui si ottiene una beatificazione necessaria ad accedere al Regno dei Cieli. La costruzione dantesca dell'Antipurgatorio.

Note


Spiaggia: Luogo fisico e allegorico essenziale per la descrizione dantesca, l’approdo dal terreno all’ultraterreno, inoltre ospita il giunco, pietra angolare del concetto di umiltà per il poeta fiorentino. Il giunco, liscio e flessibile tanto da secondare la mano, è simbolo di umiltà e inesauribilità della stessa nel fatto che dopo lo strappo ricresca, come grazia divina che la fornisce. Ma il giunco rappresenta anche un salvacondotto, Dante, come Enea nell’attraversare il tartaro, serve il salvacondotto del giunco dell’umiltà per onorare e propiziarsi Dio, e come la pianta virgiliana era inesauribile, rispuntando ad ogni strappo, così è la pianta dantesca, che col suo rinascere rivela l’onnipresenza e onnipotenza di Dio

Catone: Marco Porcio Catone, detto l’Uticense, rappresenta la libertà presente in ogni uomo d’animo forte, Dante infatti va in cerca della libertà morale, come Catone, il quale non esitò a combattere la tirannia. Catone però rappresenta anche la perfezione umana di libertà assoluta dalle passioni, tant’è che rimane impassibile alle lusinghe di Virgilio riguardanti sua moglie Marzia, confinata ne limbo. Inoltre Catone, nonostante fosse estraneo alla cristianità, viene dipinto da Dante come figura ideale della stessa.

Alta Ripa: Pur essendo un muro roccioso incute insicurezza nei poeti.

Manfredi di Svevia: Incarna il perfetto cavaliere, la massima identificazione di civiltà per Dante, la sua cortesia lo ha condotto al privilegio della purgazione.

Iacopo del Cassero: Dante mediante la sua figura tesse una subliminale accusa alla Chiesa, mossa testuale probabilmente anche politica viste le vicende cittadine del poeta.

Sordello da Goito: La figura del poeta mantovano è occasione a Dante per la famosa invettiva (VI, 76). È evidente che questo personaggio è il simbolo dell’amor di patria, nella visione dantesca inteso come sentimento che nello stesso tempo sa associare e fondere l’impulso localistico e quello sovranazionale.

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