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Il Purgatorio


È probabile che la composizione del Purgatorio si debba collocare tra il 1308 e il 1312, in questi anni Dante, in esilio dai primi mesi del 1302, soggiorna in area toscana. Nel 1312 crollano le speranze del poeta sulla possibilità di vedere l’aquila dell’Impero entrare in Toscana, la delusione coincide con la sua partenza per Verona. Qui egli perfezionerà e porterà termine il Purgatorio, che verrà divulgato nell’autunno del 1315. Nella seconda cantica si trovano molte figure sarcastiche e polemiche contro gli abitanti della Toscana (canto VI). Nella visione dantesca il Purgatorio si presenta con una struttura speculare rispetto all’inferno. La sua collocazione è agli antipodi di Gerusalemme, e quindi diametralmente opposta a quella del regno infernale. La sua forma a tronco di cono riflette la forma cava dell’Inferno, ossia quella porzione di terra, che si ritrasse per evitare il contatto con Lucifero, precipitando dal cielo. Il purgatorio è rappresentato come una grande isola. Una montagna in mezzo all’oceano. Ai suoi piedi si trova una breve spiaggia, dove approda la navicella dei penitenti guidata dall’Angelo nocchiero. Da qui inizia la salita di purificazione al monte. Anche il purgatorio, come l’inferno è ripartito in nove fattori: l’Antipurgatorio, dove chi si pentì all’ultimo momento dei propri peccati attende di essere ammesso alla purificazione vera e propria, le sette cornici della montagna, e il Paradiso terrestre. Qui Dante, congedatosi da Virgilio, incontrerà Beatrice e, purificatosi da ogni traccia di peccato, si accingerà a salire al Paradiso. D’altra parte, però, l’inferno e il paradiso, oltre ad essere eterni, sono collocati dal punto di vista di Dio, dall’alto verso il basso dunque, una visione immutabile del giudizio. Il Purgatorio, invece, p la cantica della purificazione progressiva, del compimento.
Nel purgatorio si possono sottolineare alcuni motivi conduttori:
• Gli affetti, Tra i più appariscenti si dovrà ricordare il tema dell’amicizia, che si annuncia già sulla spiaggia del Purgatorio nell’incontro di Casella. Qui, il compagno di giovinezza anticipa il mutare tonale della seconda cantica, non più gravata da grida e pianti come nell’Inferno, ma modulata piuttosto su suoni e armonie.
• La coralità, appena scesi dalla barca, guidata dall’angelo Nocchiero, le anime si stringono tra di loro, spinti dalla comune disposizione alla salvezza futura.
• L’uomo pellegrino, nel Purgatorio in particolar modo si presenta la tematica del pellegrinaggio, che coinvolge non solo anime destinate all’ascesa del sacro monte, ma anche Dante e talvolta Virgilio, costretto a chiedere notizie sulla via più idonea per procedere verso l’alto.
• L’elegia del corpo, molte volte durante le prime fasi della faticosa ascesa, Dante si è soffermato sulla pesantezza del suo corpo, impedito dal gravame di fisicità e colpa.
• La luce, già il primo canto si apre con complesse figurazioni luminose, che si svilupperanno nei canti successivi in modi sempre più circostanziati. La luce solare, lo splendore abbagliante degli angeli, i riflessi specchiati che si riverberano dal cielo, il carattere luminoso dell’insegnamento di Virgilio, l’amore divino visto come specchio di luce.
• La politica, Dante delinea più volte quelli che egli chiama “i due soli”, chiamati a rappresentare il potere ecclesiastico e quello imperiale. Il pensiero politico espresso nel Purgatorio si tinge di particolare vigore nel denunciare l corruzione che dilaga nel presente, e in particolare quella della Chiesa.
Nel Purgatorio si intensificano e si concentrano i dati di quell’itinerario di stile, basato sulla mescolanza e sul plurilinguismo capace di affiancare i toni popolari e comici ai vertici tragici di complesse costruzioni retoriche. La seconda cantica mette in risalto un’altra norma stilistica di Dante, che è quella di muoversi dallo stile alla lingua, cioè parte da una tradizione letteraria per approdare a una lingua rinnovata e rinvigorita. Il poeta livella dunque su uno stesso piano generi e stili, li mescola con i linguaggi più disparati.
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