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L’incontro di Dante con Carlo Martello d’Ungheria


Nel 3° Cielo, il cielo di Venere, in cui sono collocati gli spiriti amanti, Dante vede venirgli incontro più veloci del vento, una schiera di anime immersi in una grande luce. Una di esse si fa avanti dicendo che tutte sono disposte ad interrompere un po’ la loro danza per sciogliergli eventuali dubbi.
L’anima che parla è Carlo Martello, re di Ungheria, che Dante conobbe nella sua gioventù a Firenze. L’episodio inizia con una tenera dimostrazione di amicizia per passare poi ad una rievocazione storica: se Carlo non fosse morto a 25 anni, sarebbe diventato re della Provenza meridionale e del regno di Napoli. Inoltre se il malgoverno non avesse spinto i Palermitani alla rivolta con i Vespri Siciliani, i suoi discendenti avrebbero regnato anche sulla Sicilia Aggiunge che suo fratello, Roberto di Napoli si sta affidando a persone non adatte e prive di attitudini (ministri catalani) i quali non fanno altro che spremere il popolo, Nota che pur essendo nato da padre liberale, suo fratello è molto avaro ed avrebbe bisogno di ministri generosi e non avari come lui.
Dante, felice della comunanza di ricordi con Carlo Martello, ha però un dubbio suscitatogli dalle ultime parole del principe e cioè “Come può avvenire che da padri buoni nascano figli cattivi”? La spiegazione fornita da Carlo Martello è questa: la Provvidenza ha disposto nei cieli una virtù che non solo provvede alle varie nature, ma anche al fine a cui esse devono tendere. L’uomo è nato per la società e per ricoprire i diversi ruoli sociali occorrono attitudini diverse. Tali attitudini provengono dalle intelligenze motrici dei cieli che non fanno distinzione, né di luogo, né di origine. Le creature dovrebbero studiare con attenzione le attitudini umane e favorirle, non creando ostacoli. Infatti spesso succede che viene costretto a prendere i votui chi è nato per essere guerriero o a fare il re chi invece sarebbe più adatto ad essere un predicatore. Ecco perché gli uomini vanno fuori strada. Prima di terminare il colloquio, Dante si rivolge direttamente a Clemenza la figlia di Carlo Martello, riferendole che il padre ha predetto gli inganni che saranno orditi nei confronti dei suoi figli,, ingiungendogli, nel frattempo di tacere. Per questa ragione Danti si limite ad anticipare a Clemenza che gli Angioini saranno puniti
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