Divina Commedia, Purgatorio


Il secondo luogo che visita e descrive Dante è la montagna del Purgatorio, agli antipodi di Gerusalemme, conseguenza della creazione della voragine dell'Inferno e insieme delle terre trasferitesi nell'altro emisfero terrestre per evitare il contato con Lucifero. In esso si trovano, in maniera transitoria e non eterna, le anime dei morti in grazia di Dio che vogliono purificarsi dei sette peccati capitali, scalando la montagna dal peccato più grave al peccato meno grave (la superbia è considerata il peccato peggiore). Può essere suddiviso in tre parti:

- Antipurgatorio (nella zona inferiore): esso va dalla spiaggetta, in cui approdano le anime traghettate dall’Angelo nocchiero, alla porta del purgatorio, preceduta da una valletta fiorita, e in esso si trovano i negligenti a pentirsi, cioè coloro che si sono pentiti all’ultimo momento e attendono di essere ammessi alla purificazione. La prima schiera di negligenti si trova nella spiaggetta e comprende i morti scomunicati; la seconda, la terza e la quarta schiera si trovano in quattro balzi, o ripiani, e comprendono, rispettivamente, i pigri, i morti per violenza e i principi.

- Purgatorio vero e proprio (nella zona centrale): comprende le 7 cornici della montagna in ciascuna delle quali si espia un vizio capitale, secondo la regola del contrappasso a cui ora si aggiunge un’elevazione spirituale: superbia (camminano curvi sotto pesanti macigni), invidia (indossano rozze tuniche e hanno gli occhi cuciti con il fil di ferro), ira (sono avvolti da un fumo denso e soffocante), accidia (corrono incitandosi a vicenda a non perdere tempo), avarizia e prodighi(giacciono bocconi con mani e piedi legati), gola (smagriti passano sotto alberi carichi di frutti profumati e freschi d’acqua, senza poterli toccare, soffrendo fame e sete), lussuria (divisi in due schiere che procedono in senso opposto come fu l’oggetto dei loro desideri)

- Paradiso terrestre (nella sommità della montagna): Ricalca il classico conetto latino del locus amoenus, in opposizione alla selva oscura infernale ed è il meraviglioso giardino descritto nel libro della Genesi dove Adamo ed Eva soggiornarono prima della loro cacciata in seguito al peccato originale. È una “divina foresta spessa e viva”, in cui soffia una brezza leggera e regolare prodotta non da fenomeni atmosferici, ma dal ruotare delle sfere celesti. Tra le fronde degli alberi cinguettano soavemente gli uccelli e il fogliame è talmente fitto da non lasciare quasi filtrare la luce del sole. Qui sono presenti tutte le piante della natura, incluse alcune sconosciute all'uomo, infatti talvolta alcune piante germogliano spontaneamente sulla Terra perché le loro sementi sono portate lì dall'aria. Presenti due fiumi: il Letè (ha il potere di cancellare il ricordo dei peccati commessi alle anime che vi si immergono) e l'Eunoè (ha il potere di rafforzare il ricordo del bene compiuto). Questo è il luogo dove le anime penitenti giungono al termine del loro percorso di espiazione, per prepararsi a salire a le stelle in seguito ad alcuni riti di purificazione. Qui avvengono due incontri fondamentali: quello con la misteriosa Matelda una bellissima giovane donna che è la sola abitante del luogo e va forse interpretata come l'allegoria dello stato perduto di innocenza dell'uomo, che annuncia Beatrice e conduce il poeta ad assistere alla processione mistica che rappresenta l’origine e la costituzione della Chiesa, la sua storia, le speranze nella restaurazione; e quello con la nuova guida Beatrice, che appare su un carro trionfale.

La divisione dei peccati è ricondotta ad un principio di bene, l’amore, che può essere naturale, cioè innato, o d’animo, cioè soggetto alla ragione. Il primo è sempre senza errore, il secondo può errare, o per malo obietto, quando tende al male, o per bono obietto, quando tende al sommo bene con troppo o troppo poco vigore. Esso non può essere fonte di peccato se tende a Dio con la giusta misura; se tende al male genera superbia, invidia e ira; se tende a Dio con poco vigore genera accidia, se tende ai beni terrestri con troppo vigore genera avarizia, gola e lussuria.

Il contrappasso ha due diversi aspetti: una sofferenza fisica (è la pena che le anime devono scontare per riscattare i loro peccati) e una morale (sono costretti a contemplare il loro peccato e la virtù opposta). Da questa regola si evince l’invenzione base della cantica: il confronto continuo fra la condizione attuale delle anime e quella che sarà dopo il processo di catarsi (purificazione) e palingenesi (rinascita).
In questa cantica si possono sottolineare alcuni motivi conduttori, adattati di volta in volta alle diverse situazioni affrontate dal poeta:
Gli affetti: il tema dell’amicizia (Casella, Belacqua, Nino Visconti, Oderisi da Gubbio, Forese Donati)
La coralità: il cammino di purificazione è personale e comunitario; la fede è personale e comunitaria; si cammina insieme con gli altri, ci si sostiene a vicenda, ci si salva insieme. Comportamenti di umiltà contrapposti a comportamenti di fierezza, orgoglio e ribellione. La solidarietà spirituale è espressa in modi diversi: il procedere insieme, le preghiere collettive, le riflessioni condivise, il comune sforzo verso la salvezza, l’intima concordia di sentimenti.
L’uomo pellegrino: il pellegrinaggio delle anime e il pellegrinaggio di Dante e di Virgilio; la conversione è un cammino dinamico e continuo; la fede è un percorso di conoscenza, di avvicinamento verso la ragione e la fede; la costante sollecitudine del passo (il rimprovero di Catone alla anime che si attardano). La scalata della montagna è metafora di questo cammino entusiasmante nella meta, duro nelle tappe per raggiungerla.
L’elegia del corpo: la pesantezza del corpo, l’ombra di Dante, unico a resistere alla luce del sole.
La luce: anticipazione della visione nel Paradiso dell’amore divino come specchio di luce.
La politica: tematica che sta a cuore a Dante; la teoria dei “due soli”, i mali della Chiesa, la condanna della casa di Francia, la speranza nella restaurazione imperiale con un nuovo messo inviato dalla Provvidenza divina per riportare nel mondo rettitudine ed equità.

Lo stile della seconda cantica rispecchia una programmatica cerniera fra basso e alto, tra cielo e terra. Dante si muove dallo stile alla lingua: parte da una tradizione letteraria (stilnovistica, francese, latina, scritturale…) per approdare ad una lingua rinnovata e rinvigorita arricchendola con i linguaggi più disparati: termini ebraici, latinismi, forme del parlare comune, citazioni.

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