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Concetti Chiave

  • Nel Purgatorio di Dante, il numero di personaggi significativi è inferiore rispetto all'Inferno, con meno di trenta figure rilevanti.
  • Dante mostra un atteggiamento indulgente verso le colpe dei personaggi, spesso omettendo dettagli sulle loro trasgressioni e concentrandosi su altri aspetti.
  • I peccatori nel Purgatorio sono rappresentati più come vittime che come colpevoli, con una maggiore enfasi sulla redenzione e sul perdono divino.
  • La rappresentazione delle pene nel Purgatorio è meno aspra, riflettendo la consapevolezza del perdono divino e la volontà degli espianti di accettare il loro destino.
  • L'incertezza cronologica sulla composizione della Commedia rende difficile stabilire le influenze storiche e biografiche sul cambiamento di tono tra Inferno e Purgatorio.

Indice

  1. Il numero dei personaggi
  2. L'incertezza della pubblicazione

Il numero dei personaggi

I personaggi diminuiscono di numero nella nuova cantica: quelli a cui nell'Inferno è dedicato un episodio o che comunque hanno un certo rilievo, esclusi cioè i semplicemente nominati o i designati con un sol tratto anche se efficace (del tipo, per intenderci, del Cesare armato con li occhi grifagni, Inferno IV 123), sono più d'una quarantina; nel Purgatorio non raggiungono la trentina (saranno appena una quindicina nel Paradiso). Il poeta non è sentimentalmente e religiosamente impegnato nella considerazione delle loro colpe, di cui talvolta addirittura non si parla (tipici Casella, canto II; Sordello, canto VI; ecc.): e si desumano genericamente dalla collocazione delle anime in una determinata posizione.

Talvolta la colpa è rappresentata con sorridente indulgenza (Belacqua, canto IV); di uno (Stazio, canti XXI-XXII) la natura del peccato è presentata addirittura come incerta nella coscienza del pellegrino; la vita peccaminosa d'un altro (Forese, canti XXIII-XXIV), salvo che per la specifica colpa della gola, è presentata come propria anche a Dante stesso, a conferma di quel che dicevamo circa il sentirsi Dante pari tra gli espianti ("Se tu riduci a mente qual fosti meco, e qual io teco fui", XXIII 115-116).

Nessuno, leggendo i relativi episodi, è tratto a soffermarsi sulla golosità di Bonagiunta (canto XXIV) o sulla lussuria di Guinizzelli o di Arnaldo Daniello (canto XXVI), dal momento che tutta la luce è concentrata sulla rievocazione dei fatti letterari che quei personaggi son chiamati a variamente testimoniare. Qualche altra volta i peccatori son visti non come tali, ma al contrario come vittime (Iacopo del Cassero, Pia Senese: canto V).

Che il poeta non insista sulle colpe è ben naturale: esse, se specifiche, sono agli occhi di Dio lavate dal pentimento; anche le propensioni generiche son già perdonate salva la necessità dell'espiazione: allo stesso modo esse non fanno presa nella fantasia e nella coscienza di Dante. La stessa durezza materiale delle pene, che, secondando del resto la fantasia popolare, i predicatori del tempo accentuavano energicamente a scopo dedicatorio, è invece in Dante più dato teologico che propriamente fantastico; e comunque è superata, per intensità di dolore, dal rimorso, e mitigata, nella costante rappresentazione dantesca, dalla certezza del perdono e dal pieno consenso degli espianti alla volontà divina.

L'incertezza della pubblicazione

Insomma, lo stato d'animo di Dante scrittore del Purgatorio appare assai diverso da quello dello scrittore dell'Inferno. Ciò ha radici storiche e biografiche? Non possiamo asserirlo, data la grande incertezza in cui versiamo circa l'esatta cronologia della composizione della Commedia e delle sue parti; e soprattutto circa i modi della composizione stessa, i risultati specifici e persino la portata generale del ritornare di Dante sul già scritto: ritorno che è solo necessariamente presumibile, ma non precisabile. Secondo una fondata ipotesi del Petrocchi, il Purgatorio sarebbe stato composto in Casentino: ciò spiegherebbe l'insistenza sui motivi toscani.

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