Concy_x di Concy_x
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Il canto XXIII del Purgatorio di Dante Alighieri è caratterizzato dal tema dell'amicizia che viene ripreso dal canto II della medesima cantica dove c'era la presenza di Casella, il musico di Dante.
Dante in questo canto si trova nel girone dei golosi i quali sono i meno colpevoli e che, per la legge del contrappasso, non hanno né cibo né acqua e la loro pelle aderisce alle ossa (vengono riportati nel canto due esempi di magrezza, uno classico e uno biblico: l'esempio classico è Ersittone delle Metamorfosi di Ovidio e quello biblico è l'episodio della guerra giudaica secondo il quale, durante l'assedio di Tito, una donna per la fame mangiò il figlio): per tale motivo inizialmente Dante non riconosce l'amico Forese Donati che, successivamente, viene individuato grazie alla sua voce, così come successe con il musico nel canto II.
Ciò che Dante fa usufruendo del personaggio di Forese è allontanarsi dal genere poetico della tenzone e di ciò che aveva detto, sebbene in amicizia, nei confronti di Forese e di sua moglie durante una di queste; Dante ripudia così le sue parole e elogia Nella, moglie di Forese, poiché donna molto devota grazie alla quale, attraverso le sue preghiere, Forese non si trova nell'Antipurgatorio.

Particolare è la menzione nel canto dell'opinione medievale secondo il quale nel viso umano si potesse leggere la parola "omo": le due "o" sono gli occhi, la "m" gotica maiuscola, naso e zigomi.
L'uso dell'espressione "Elì" più avanti nel canto è ripresa dalla frase del Cristo in croce "Elì, Elì, lemà sabactani?" ("Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?") narrata da San Matteo.
Alla fine di questo canto sembra quasi essere preannunciata la sparizione improvvisa di Virgilio, fedele accompagnatore di Dante fino al canto XXX dove verrà sostituito dalla tanto agognata Beatrice.

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