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Canto XXIII


Siamo nella cornice dei golosi, coloro che hanno ancora la tendenza al peccato di gola. Mentre nel canto di Ciaccio i golosi venivano puniti sotto una pioggia incessante ed erano costretti a sguazzare nel fango, qui i golosi per contrappasso hanno volti e corpi smagriti. È il 12 aprile, qui Dante incontrerà l’amico Forese Donati. Dalle fronde di un albero capovolto provenivano delle voci che recitano esempi di golosità. I due poeti insieme a Stazio, si trovano davanti ad una schiera di penitenti, molto magri che guardano i frutti di un albero senza poterli prendere. Forese era morto pochi anni prima e Dante non capisce come mai si trova sulla cornice e non nella spiaggia dell’Antipurgatorio. Forese dice che probabilmente è grazie alle preghiere di sua moglie se si trova lì. Dante ricorda all’amico la vita sregolata di quando erano giovani, e il solo pensiero li rende pieni di vergogna. Poco prima la montagna del Purgatorio aveva tremato; Dante dice a Forese che era successo perché Stazio aveva finito il suo percorso di purificazione dopo 500 anni: ogni vota che un’anima era degna di salire nel Paradiso, la montagna tremava.
mentre Dante prosegue il cammino, sente i cori dei golosi che intonano il versetto 17 del Miserer: “O Signore, aprirai le mie labbra e la mia bocca pronuncerà la tua lode”. Queste anime, che prima aprivano la bocca solo per mangiare, ora la aprono per cantare le lodi. La descrizione che Dante fa dei golosi sembra ricordare quella dei sodomiti nell’Inferno, mentre lì era segno di punizione, qui è segno di espiazione del peccato. Le anime dei golosi avevano i corpi magrissimi, quasi la pelle toccava le ossa e ne prendeva la forma. Mentre Dante pensava a cosa fosse dovuto questo, una delle anime gli rivolse la parola e subito fu riconosciuta. Forese rispose che per volere di Dio scende nell’acqua e nella pianta una virtù, per la quale si consumano così. Tutte le anime ora si purificano per mezzo della fame e della sete. L’odore che emana l’albero accende il loro desiderio di mangiare. La pena dei golosi ricorda la leggenda di Tantalo, che fu legato a un albero e costretto alla fame eterna, leggenda che si ritrova nelle metamorfosi di Ovidio. La penitenza viene svolta con gioia perché essi sanno che si salveranno, e viene paragonata alla morte di Cristo che sapeva che con quel gesto stava liberando tutti gli uomini. Forese fa poi un’invettiva contro Firenze, in particolare sui costumi delle donne fiorentine. “Se queste donne si rendessero conto di ciò che il cielo prepari per loro, avrebbero già le bocche aperte per urlare”. Dante spiega al suo amico che grazie a Virgilio ormai è lontano da quella vita.

Forese

Apparteneva alla famiglia dei Donati, ed era il fratello di Corso Donati, capo dei guelfi neri, avversi a Dante. Era il fratello di Piccarda Donati, che Dante incontrerà nel Paradiso. Forese era probabilmente un cugino della moglie di Dante, Gemma Donati. Nel II canto del Paradiso, nel girone della Luna, quello più lontano da Dio, si trovavano le anime di coloro che non sono riusciti a prendere i voti. Dante incontrerà Piccarda, che voleva farsi suora ma gli fu impedito dai fratelli che la fecero sposare. Forese non fu un grande poeta ma è famoso per i sonetti scherzosi che si scambiava con Dante: Tenzone, 6 poesie comico-realistiche, 3 di Dante e 3 di Forese. L’invettiva che lancia Forese contro le donne fiorentine ha un tono biblico, poiché prevede un’imminente punizione. Pochi anni dopo il 1300, i preti inizieranno, infatti, a proibire alle donne di portare quelle scollature.
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