Canto XVII (Dante esce dal fumo, esempi d'ira punita)


Dante finalmente esce dal fumo e così riesce a vedere il sole che sta per tramontare. In questo momento nella fantasia di Dante appaiono delle immagini, la mente di Dante viene rapita dalla fantasia e non si accorge di cosa gli sta accadendo attorno. Poi all'improvviso come i sogni le fantasie di Dante spariscono di botti per la venuta di un angelo che Dante vorrebbe guardare ma è impedito dalla troppa luce. Questo gli indica la strada da percorrere prima che Dante gliela chieda. E mentre Dante sta seguendo Virgilio dicendogli di sbrigarsi perché sta per venire la notte, sente sul viso il soffio, come un fruscio di un'ala, è l'angelo che cancella con l'ala sulla fronte di Dante la terza “P”.
Si fa sera e Dante essendosi stancato si fermò, chiedendo al suo maestro quale peccato si purgasse nel girone nel quale si trovavano.
Nel quarto girone si rimedia al peccato della pigrizia. Virgilio comincia a parlare dell'amore, cioè tutte le creature quanto Dio sono spinte ad operare per amore, questo è di due tipi: istintivo, e quello voluto dall'intelligenza. Quello istintivo non sbaglia mai ma l'altro può sbagliare o perché è rivolto a cose indegne o perché o è troppo o è poco vigoroso. Finché quest'amore è diretto a Dio oppure si rivolge con moderazione alle cose terrene non può essere causa di peccato, ma quando si volge al male o si dirige al bene con più forza o meno forza di quanto si dovrebbe allora l'uomo opera contro Dio che l'ha creato. Dunque ne consegue che l'amore negli uomini è principio d'ogni virtù e d'ogni vizio. Siccome nessun uomo può odiare se stesso o Dio, c'è da esaminare l'odio contro il prossimo. Nessuna cosa può odiare se stessa e poiché nessun essere si può concepire diviso o indipendente da Dio ne consegue da Dio che è impossibile l'odio dell'uomo verso Dio.
Dunque non si può amare alcun male se nonché quella altrui, questo male nasce in tre modi.
c'è chi spera di primeggiare sugli altri e dunque spera nel male degli altri, superbia amore per sé.
C'è chi ha paura di perdere ricchezze e gloria, se gli altri lo sorpassano e dunque spera nel contrario, cioè che l'avversario sia abbassato: invidia, amore del male altrui.
C'è chi si offende per ingiurie ricevute e desidera la vendetta, affrettando col desiderio il male altrui: ira, amore di vendetta.
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