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Introduzione – Purgatorio


Dante dice che il Purgatorio “è lì dove l’umano spirito si purga e di salir al ciel diventa degno”. Quindi il Purgatorio serve a coloro che devono purificarsi dalle scorie del peccato per poi essere degno di salire al cielo. È una montagna dove in cima c’è il Paradiso terrestre. I dannati, pur essendo entità incorporee hanno lineamenti umani e soffrono le pene pur essendo anime. Il Purgatorio è un monte molto alto e posto al centro dell’emisfero australe, circondato dall’oceano. Le anime che sono destinate al Monte, si radunano tutte alla foce del Tevere, poiché esso passa per Roma, dove risiede il pontefice, ministro della Chiesa, senza la quale nessuno può salvarsi. Queste anime, alla foce del Tevere, aspettano una navicella, infatti c’è un angelo che con una piccola nave si reca lì e le prende, trasportandole velocemente attraverso il mare alle falde della montagna, dove queste sbarcano e vengono accolte da Catone. A questo punto ogni anima di avvia al luogo dove deve espiare il proprio peccato. Il Purgatorio è caratterizzato da un ambiente sereno dove si prega soltanto, oppure si cantano le lodi a Dio, e soprattutto qui le anime sono raccolte nella carità e nell’umiltà: c’è un’atmosfera corale. Se i peccati da espiare sono più di uno, allora si passa da una cornice ad un’altra finché non vengono espiati tutti. Le anime sono continuamente ammonite con esempi di virtù opposte ai loro peccati e vedono esempi di punizioni per i vari peccati. Il primo esempio di virtù è tratto sempre dalla vita della Madonna che è considerata colei che racchiude tutti i valori più alti del cristianesimo. Virgilio accompagnerà Dante fino alle porte del Paradiso, poiché rappresenta la ragione, per salire al cielo Dante ha bisogno della teologia, incarnata da Beatrice.
Il Purgatorio si divide in tre spazi: antipurgatorio, Purgatorio e Paradiso terrestre.
L’Antipurgatorio è costituito da due ripiani circolari che si trovano alle pendici del monte, dove sostano per qualche tempo gli spiriti negligenti, cioè quelli che si sono pentiti solo in punto di morte: per la religione cattolica possono accedere al Paradiso anche coloro che, pur avendo vissuto una vita piena di errori e di peccato, si pentono all’ultimo moneto, purché il pentimento sia perfetto. Qui si trovano anche gli scomunicati, i pigri e quelli morti di morte violenta. Poi appartati in una villetta fiorita e molto odorosa si trovano i principi che, siccome hanno avuta troppo cura delle cose terrestre, hanno trascurato i doveri verso Dio.
Il Purgatorio si trovo al di sopra e si divide in 7 cornici, ritagliati nel monte e larghi circa 5 metri. La parte interna è protetta dalla parete del monte, il lato esterno confina con il vuoto e non ci sono parapetti. Nelle 7 cornici vengono espiati i 7 vizi capitali: superbia, invidia, accidia, gola, lussuria, avarizia e ira.
Il Paradiso terrestre è costituito da una foresta fitta con al centro l’albero del bene e del male. Questa zona è attraversata da due fiumi: il Letè, le cui acque tolgono la memoria del peccato, e l’Eunoè, le cui acque ravvivano il ricordo delle buone opere compiute in vita. Le anime del purgatorio, dopo aver concluso il loro percorso di espiazione, passano nel Paradiso terrestre e, dopo aver bevuto dalle acque dei due fiumi, salgono nel Paradiso.
Tra una cornice e un’altra si passa attraverso una scala scavata nella roccia. Ogni scaletta è custodita da un angelo.

Canto I – Purgatorio
Introduzione
Come tradizione abbiamo l’invocazione alle muse. Dante invoca Calliope, la musa della poesia: deve mostrare la sua forza come quando ha vinto contro le donne, che ha poi trasformato in gazze. Nel Paradiso Dante invocherà Apollo, perché la mente dovrà parlare di qualcosa che va dalla conoscenza al divino. Dante inizia questo percorso vedendo il cielo che è d’oriental zaffiro: lo zaffiro è l’azzurro che dà l’impressione di serenità, tranquillità, che simboleggia la purezza. Dante che allora usciva dall’Inferno, dove regnava l’oscurità, non era più abituato a guardare il cielo lucente. Guardando in alto scorge prima Venere che rende visibili 4 stelle: le 4 virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza. Queste stelle furono viste solo da Adamo ed Eva, che con il peccato originale hanno privato l’uomo di quella straordinaria visione: l’umanità aveva perso il possesso delle virtù cardinali.

Incontro con Catone
Non appena distoglie lo sguardo dalle stelle, vide la costellazione del carro, e la sua attenzione viene catturata da un vecchio: è Catone l’Uticense, il pronipote di Catone il censore. Egli è descritto come un uomo dall’aspetto degno di riverenza, e ci viene presentato come il custode del Purgatorio, nonostante sia pagano e peraltro suicida. Aveva la barba bianca che cadeva a due sul petto. Egli è custode del Purgatorio perché considerato depositario di tutti i valori più alti anche se non era cattolico ma pagano. Catone rimane impressionato perché Dante è ancora vivo: “Son le leggi d’abisso così rotte?”. Catone si accorge che Dante e Virgilio provengono dall’Inferno. I due poeti si chinano in atto di riverenza e Virgilio spiega che Beatrice era scesa fin nell’Inferno per chiedere a lui di accompagnare Dante in un percorso di purificazione e salvarlo dal peccato. Dopodichè dice di lasciarli passare, in nome di sua moglie Marzia, che si trova dove Virgilio sconta il suo peccato.

Catone
Nacque nel 95 a.C. e morì nel 46. Nel dicembre del 63 chiese ed ottenne la pena di morte per alcuni seguaci di Catilina, opponendosi alle pene miti proposte da Cesare. Allo scoppio della guerra civile nel 49 si schierò con i pompeiani, poiché riteneva essi gli unici difensori della legalità del senato. Quando Pompeo fu sconfitto, Catone si rifugiò in Africa con i pompeiani. Catone intanto era a capo del presidio di Utica, appena apprese la notizia della disfatta di Pompeo, per non cadere nelle mani di Cesare, si suicidò. Fu un uomo di grande rigore morale, avverso ad ogni forma di potere singolare ed attaccato ai valori della libertà repubblicana, per questo Dante lo sceglie come custode del Purgatorio. Dante ammetteva la possibilità che anche alcuni pagani, particolarmente virtuosi, potessero essere salvati. Il suicidio, in alcuni casi, è ammesso dagli stessi teologi cristiani come Agostino e Tommaso, quando avvenga per suggerimento divino, per mostrare un esempio di forza virtuosa. Il gesto di Catone è quindi non solo perdonabile ma degno di essere esaltato come segno di virtù, coerenza e libertà. Tra Dante e Catone viene instaurato un parallelismo: anche Dante è in cerca di quella libertà per la quale Catone ha dato la propria vita.

Marzia
Quando Virgilio ricorda Marzia, Catone risponde che l’ha amata molto quando era in vita, ma ora che si trova aldilà del fiume Acheronte, non può commuoverla, ma in nome di Beatrice e della volontà di Dio lascerà passare i due poeti. Successivamente dice che Dante ha bisogno di lavarsi e purificarsi dalla caligine infernale con dei giunchi. Prima di scomparire, disse di seguire la luce de sole che sta sorgendo, che mostrerà loro la via più agevole per salire la montagna.
Come possiamo notare, Catone è ormai distaccato dai beni terreni: Marzia non ha più potere su di lui, nonostante l’avesse amata molto. Ciò ci indica il senso di libertà di catone, la legge della grazia che si contrappone ai limiti umani, rappresentati dalle parole di Virgilio.

Purificazione
Vagando per la spiaggia deserta, Dante riprese il suo colorito, dopodichè Virgilio strappa un giunco per pulire il sommo poeta come aveva suggerito Catone. Lì dove fu strappato il germoglio, ne crebbe immediatamente un altro.
I due atti che Catone fa compiere a Virgilio sono allegorici: il giunco rappresenta l’umiltà, infatti il giunco nasce nei luoghi bassi dove il terreno è molto molle, nel fango e si piega fino a erra, pronto a cedere alle onde. Quanto al lavaggio del viso, significa che Dante deve eliminare tutte le attitudini al peccato, disponendosi con umiltà ad accedere nel mondo del pentimento e della liberazione. Catone poi chiarisce il significato allegorico del giunco: solo una pianta così può nascere alle pendici del Purgatorio, così come attraverso l’umiltà è possibile accede ad esso. Il viaggio di Dante ricorda un riferimento all’Eneide: Enea si lava il viso prima di passare dal Tartaro ai campi Elisi.

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