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Canto III


Tutti i beati sono insieme nella Candida Rosa, ma per volere di Dio sono disposte nei vari cerchi nel cielo per spiegare a Dante la loro inclinazione verso Dio. Beatrice ha spiegato al poeta le macchie lunari. Dante vede davanti a sé delle immagini, come se fossero riflesse, così si gira dietro: in realtà quelle sono le anime che sono diventate luminose per la loro beatitudine e per questo i loro contorni sono sbiaditi. Dante cade nell’errore opposto a Narciso che, vedendo nell’acqua la sua immagine, si innamorò di sé stesso. Dante si rivolse a una di quelle anime, la più desiderosa di parlare e le chiese quale era la sua condizione. A parlare era Piccarda Donati, beata nel cielo più lento, quello della Luna, dove sono gli spiriti di coloro che mancarono nel prendere i voti. Dante le chiede se le anime che sono qui sono desiderose di andare in un cielo più alto per contemplare meglio Dio: Dante è umano e ragiona da tale, per questo non ha capito che tutte le anime che sono in Paradiso sono tutte beate e perfettamente appagate. Dopodichè Dante le chiede perché non ha portato a termine i suoi voti. Piccarda era registrata all’ordine delle clarisse di Santa Chiara, ma degli uomini la costrinsero con la forza ad abbandonarli e a sposarsi.
Piccarda era la figlia di Simone Donati, sorella di Forese e di Corso. Ella entrò nell’ordine delle clarisse, ma fu rapita dal convento e costretta a sposare Rosselino della Tosa. Una notizia ci dice che la prima notte di nozze, Piccarda fu colpita da una violenta malattia e morì, mantenendo intatta la sua verginità.
Piccarda introduce poi un’altra anima, con un destino analogo al suo: fu portata con la forza fuori dal convento ma ella continuò ad essere fedele soltanto a Cristo. Questa è l’anima di Costanza d’Altavilla. Ella era la figlia di Ruggiero II d’Altavilla, re di Sicilia. Sposò Enrico V di Svevia, dal cui matrimonio nacque Federico II, che fu affidato ad Innocenzo III. Si dice che Costanza partorì all’età di 50 anni, fatto che sottolinea il perché Federico veniva raffigurato come l’Anticristo. Si dice che ella fu rapita dal convento di Palermo, in realtà queste notizie non sarebbero vere, perchè ella non fu mai monaca. Dopo la morte di Federico II, per Dante l’impero rimase vacante, fino all’elezione di Arrigo VII.
Commento
Il canto ha una struttura circolare: si apre con l’immagine di Beatrice, attraverso la metafora del sole che indica la luce della verità, e si chiude con la stessa immagine della donna che abbaglia la vita dell’uomo. Altra circolarità è quella delle anime, che così come appaiono sfuocate all’inizio, così scompaiono progressivamente: una sorta di dissolvenza cinematografica. Nei versi 70-78 abbiamo il ragionamento sillogistico che si divide in:
1.Premessa maggiore: la volontà dei beati è appagata dalla volontà di Dio (70-72)
2.Premessa minore: se desiderassimo un altro grado di beatitudine andremo contro la volontà di Dio (73-75).
3.Conclusione: ciò non è possibile perché tutti i beati sono appagati dalla volontà di Dio (76-78).
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