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Canto I

Dante comincia il cammino verso la beatitudine e verso la visione di Dio. Fin da subito sente molte difficoltà nel trascrivere e ricordare un’esperienza che è andata aldilà dell’umano. È molto difficile poter dare l’esatta dimensione di questa sua esperienza. Il canto si apre con una parola dedicata a Dio: la gloria. La potenza di Dio che è primo motore si diffonde nell’universo anche se in maniera diversa. Dante dice di aver visto cose che nessuno sarebbe in grado di descrivere e di poter provare dalla terra questo perché, trovandosi tanto vicino all’oggetto del suo desiderio, la memorai si allontana dall’umano per concepire qualcosa di divino, e quando se ne allontana non è capace di scrivere ciò che è accaduto con parole umane. Dante si scusa quasi perché non può spiegare con semplici parole ciò che a lui è accaduto. Abbiamo l’invocazione di Apollo, il dio della poesia (prefigurazione di Cristo), a cui chiede un intervento molto forte, così come fece quando scorticò Marsia. Dante dice che se con l’aiuto di Apollo riuscirà ad esprimere una vaga immagine del Paradiso, allora sarà davvero degno di essere riconosciuto come poeta, ed essere incoronato con l’alloro (simbolo della poesia), sacro al dio Apollo. Dante poi si dispiace un po' perché poche volte i poeti riescono ad arrivare ad una certa altezza, poiché gli uomini hanno ambizioni troppo umane, allontanandosi dai veri valori e dalla poesia. C’è però una speranza: “Però talvolta una piccola fiammella può causare un grande incendio, quindi forse dopo di me poeti migliori ti invocheranno per comporre poesie più alte delle mie”.

Troviamo, poi, una notazione astronomica: il sole sorge per gli uomini in diversi punti dell’orizzonte, ma quando sorge in un punto in cui 4 cerchi si incontrano dando luogo a tre croci, esce con un corso più favorevole. Dante comincia il viaggio nell’equinozio di primavera, a mezzogiorno. Qui ci sono 4 cerchi spaziali: l’equatore, l’eclittica solare (proiezione celeste dell’orbita del sole), il coluro equinoziale (meridiano che passa per i punti degli equinozi e per i poli), e l’orizzonte. I primi tre di questi si congiungono nello stesso punto a est nell’equinozio di primavera, con questi si va poi ad intersecare l’orizzonte. Siamo nella costellazione dell’ariete, che prelude a qualcosa di molto bello e positivo, perché è la stessa congiunzione astrale che si aveva quando Dio creò il mondo. Questi 4 cerchi sarebbero l’allegoria delle quattro virtù cardinali, e le tre croci sarebbero l’allegoria delle virtù teologali (fede, speranza, carità). Dante si voltò verso Beatrice e vide che guardava il sole, ella è paragonata ad un’aquila poiché si pensava potesse sostenere la luce del sole senza recare danni alla vista. Dante non può ancora guardare direttamente la luce del sole, egli guarda verso Beatrice, e dai suoi occhi parte una sorta di raggio che colpisce la sua facoltà immaginativa che riesce a fargli guardare il sole come lei. Guardando la sua amata, Dante si sentì come trasformare, come successe a Glauco, pescatore della Boezia: osservò che i pesci pescati da lui mangiando un’erbetta tornavano in vita, quindi mangiò anche lui quell’erba diventando un dio marino.
Transumanar è uno dei sillogismi che crea dante. Ne crea circa 200 in tutta la Commedia. Il termine indica il passaggio dall’umano al divino, e deriva da hapax legomenon.
Beatrice si accorge della meraviglia di Dante perché gli legge nel pensiero e prima che Dante possa parlare lei gli spiega che è lento a capire perché usa ancora l’intelligenza umana: ora devono attraversare la sfera di fuoco che li porterà verso il primo cielo, quello della Luna. Dante è meravigliato di come, essendo vivo, possa passare attraverso l’aria e il fuoco: tutte le cose vanno verso Dio, così il fuoco si innalza verso la Luna istintivamente. Ma se l’istinto porta le creature verso il bene, perché esiste il male? Dante, infatti, ammette il libero arbitrio: Dio dona l’stinto verso il bene, ma l’uomo è libero di agire e può andare anche contro il proprio istinto naturale.
Commento
Dante spiega le sue difficoltà nel raccontare la sua esperienza e quindi invoca un dio pagano, Apollo, che si presenta qui come prefigurazione di Cristo, in modo da spiegare la contraddizione di trovare un dio pagano in un luogo cristiano: questo è detto sincretismo religioso. Abbiamo poi un’analogia con il Purgatorio: nel primo canto c’è l’esempio di superbia punita con le gazze che osarono sfidare le muse, pensando di avere una voce straordinaria. Le muse mandarono Calliope, che vinse e trasformò le figlie di Pielio in gazze. Dante ci parla poi dell’ordine cosmico, dell’armonia che contrappone al disordine morale e politico della storia. Solo prendendo coscienza di questa armonia si può porre rimedio al caos sulla terra, dove gli uomini hanno abbandonato ogni tendenza al bene donata loro da Dio.

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