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Canto I Paradiso

Si svolge nel passaggio tra il Paradiso Terrestre e il cielo della Luna, dove si trovano coloro che mancarono ai voti fatti per colpa di altri.

Inizia con il Proemio che è diviso, secondo la tradizione retorica, in protasi che tratta del tema del poema e in invocazione che in questo caso è dedicata ad APOLLO: Dante chiede di essere ispirato, raccontando di quando il dio gareggiando nella musica contro il satiro Mursia vinse e lo scorticò, perché fino ad ora gli bastò l’aiuto delle Muse, e ora deve ricorrere all’altra cima del Parnaso (sacro ad Apollo e alle Muse) (rispettivamente Cirra ed Elicona)
Vi è un richiamo alla decadenza del tempo presente in cui poche persone aspirano all’alloro (alla gloria) perché desiderano i beni terreni.
Così Dante pensa che la sua poesia sia la “poca favilla” che susciterà nelle persone la “gran fiamma”.

Dopo il proemio Dante continua con una perifrasi astronomica che descrive la primavera.

Beatrice e Dante fissano il sole: nel Paradiso Terrestre, dove si trovano in quel momento, è lecito nonostante i limiti umani. Si sente così Trasumanare (andare oltre l’umano: passare dalla condizione corporale ad una condizione divina), come Glauco, pescatore di Beozia, quando si trasformò in divinità marina dopo aver mangiato un’erba.

Ascendono verso la sfera di fuoco (lago di luce) (Sole), e accedono al Paradiso.

A Dante sorgono alcuni dubbi:
- sapere dove si trovano e perché riesce a vedere il sole: non si trovano più sulla Terra ma stanno giungendo nel cielo
- come può il suo corpo ascendere verso il cielo come se fosse un anima: Beatrice gli risponde dicendo che ogni cosa è ordinata in modo da costituire un’armonia e lui non si deve meravigliare, perché è stato liberato dal peccato, e la mente lo sta portando verso Dio.

La Terra è unita e compatta e comprende esseri irrazionali e razionali; l’Empireo (dal greco empyreus: fuoco) invece è fermo e perfetto e attorno al quale si muove il più veloce dei cieli, il Primo Mobile, il quale conferisce il moto agli altri astri. Secondo la concezione aristotelica-tomistica il cielo era diviso in 9 cieli: 7 denominati da un pianeta, le Stelle Fisse e il Primo Mobile.

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