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La figura di Ulisse nella Divina Commedia


Andando ad analizzare il capolavoro dantesco “La Divina Commedia” possiamo notare come il poeta fiorentino abbia inserito all’ interno dell’opera numerose figure storiche.
Se per esempio ci soffermiamo sul Canto XXVI dell’Inferno è possibile osservare come Dante abbia introdotto al suo interno la famosa figura della mitologia classica Ulisse, protagonista dell’Odissea, e il suo fedele amico Diomede, dedicando al primo buona parte del canto.

Vengono collocati fra i consiglieri fraudolenti e sono tenuti a scontare le serie di imbrogli che avevano architettato durante la loro vita tramite un uso sapientissimo del linguaggio (primo su tutti l'inganno del cavallo di Troia). Per la legge del contrappasso: poiché in vita sfruttarono la lingua per ordire inganni e frodi, adesso si ritrovano avvolti in una lingua di fuoco.

Descrizione di altri aspetti della figura di Ulisse


Nel canto Virgilio, accompagnatore di Dante nei due dei tre regni ultraterreni quali Inferno e Purgatorio, si rivolge ai due dannati e invita uno dei due a spiegargli come e quando morì. Alla richiesta del poeta mantovano risponde Ulisse che, dopo essersi allontanato dalla dimora della maga Circe, non volle tornare coi suoi compagni a Itaca, ma scelse di navigare in mare aperto. Raggiunto lo stretto di Gibilterra, limite delle terre conosciute, rivolse ai compagni un grande discorso per invogliarli ad oltrepassare le colonne d'Ercole. Il “folle volo” compiuto nell'emisfero australe, invaso dalle acque, durò cinque mesi, fino a quando la loro nave giunse dinanzi al monte del Purgatorio. Infatti, pochi istanti dopo, comparve una fortissima tempesta, che investì la nave di Ulisse e compagni facendola affondare immediatamente e causando la morte dell'eroe e del suo equipaggio.

Tuttavia sono presenti delle discrepanze tra l’Ulisse dantesco e l’Ulisse omerico. Infatti il primo non è l'eroe omerico del ritorno alla patria e alla famiglia: non ignora gli affetti familiari, ma questi non riescono a deviarlo dal suo bisogno di conoscenza. Inoltre in Dante Ulisse si rivolge ai compagni chiamandoli "fratelli" e invitandoli ad interrogarsi sul senso della vita e a non privarsi dell’ occasione di continuare ad ampliare le proprie conoscenze, mentre l'Ulisse omerico era più apprensivo e protettivo coi suoi compagni.

A cura dell'Alternanza Scuola Lavoro.
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