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- O Toscano che te ne vai vivo nell'inferno parlando così dignitosamente, fermati in questo luogo. La tua parlata dimostra che sei nato nella nobile patria alla quale io fui forse troppo dannoso-. Questa voce uscì improvvisamente da una delle tombe e impaurito mi avvicinai a Virgilio. Lui mi disse: -Voltati: che fai? Vedi là Farinata che si è alzato: lo puoi vedere tutto dalla vita in su-. Il mio era già nel suo sguardo e lui aveva il petto e la fronte in fuori come se provasse gran disprezzo per l'Inferno. E le coraggiose e pronte mani di Virgilio mi spinsero tra le sepolture davanti a Farinata dicendo: -Le tue parole siano dignitose-. Come mi trovai davanti alla sua tomba, lui mi guardò un po' e poi, quasi sdegnoso, mi domandò: -Chi furono i tuoi antenati?-. Io che gli volevo rispondere, non gli nascosi niente, ma gli dissi tutto; e lui sollevò gli occhi in su, poi disse: -Furono degni avversari per me, per i miei antenati e per il mio partito e per due volte li vinsi e li cacciai-. -Sono stati cacciati ma sono sempre tornati- gli risposi -entrambe le volte; ma i vostri non l'hanno mai fatto-. -Se i miei non sono tornati- disse -ciò mi fa soffrire di più che restare in questo letto. Ma non si illuminerà cinquanta volte la faccia della donna che qui regna, che tu capirai quant'è dura tornare. Possa tu tornare nel mondo dei vivi, dimmi: perché il nostro popolo è contro gli uomini e le loro leggi?-. Io risposi: -Lo strazio è la guerra che colorò l'Arbia col sangue degli uccisi, ciò mi fa prendere queste decisioni alle assemblee-. Dopo aver sospirato e scosso la testa rispose: -Non sono stato solo io, né l'avrei fatto senza l'aiuto di altri. Nonostante anche gli volessero distruggere Firenze io sono stato il solo a farlo-.

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