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Mentre Dante e Virgilio stanno camminando lungo il bordo della palude Stigia, in cui immersi nel fango sono puniti gli iracondi e gli accidiosi. vedono accendersi due fuochi a cui più lontano ne fa riscontro un altro. Virgilio invita Dante a guardare l’evento che sta per compiersi nella palude immersa nella nebbia. Infatti, arriva velocemente una navicella guidata dal demone Flegias il quale rivolge parole minacciose a Dante. Ma Virgilio lo fa tacere e gli ordina di traghettarli sull’altra sponda. Durante la traversata, un dannato sporco di fango emerge dalla palude ed apostrofa Dante che riconosce in lui Filippo Argenti, nonostante la melma che lo ricopre ed esprime grande soddisfazione per la sua condanna. In questo episodio entra in gioco la vita personale di Dante. Sappiamo che i rapporti fra la famiglia Alighieri e la famiglia Argenti non erano mai stati buoni. Infatti si narra che Filippo Argenti, una volta prese a schiaffi Dante e che la sua famiglia si oppose alla revoca del bando a carico del Poeta. Si sa anche che egli avesse approfittato della confisca dei beni Dante per acquisirli. Forse è per questo che Dante, visto immerso il suo nemico nella melma della Stigia, gioisce e lo tratta con veemenza, adoperando termini quali: spirito maledetto, fiorentino spirito bizzarro (= rabbioso), i dannati come lui trattati come cani ed assimilati a porci. Il dannato non conferma mai il suo nome che si viene a sapere solo alla fine per bocca degli altri dannati pronti a straziarne il corpo. Da sottolineare che non è Dante, ma Virgilio a darci informazioni sulla condotta terrena di Filippo Argenti ed egli ricorre a tale espediente per evitare di essere accusato di risentimento personale. Prima di terminare la traversata della palude, Dante esprime un desiderio a Virgilio: vorrebbe vedere immerso nella melma il suo nemico e sarà accontentato. Alcuni critici hanno scritto che Dante vuole una vendetta personale, di stampo medievale e che una simile richiesta lascia presupporre che Filippo Argenti fosse ancora in vita, altrimenti se fosse stato già morto, la sua ira ed il suo odio sarebbero stati del tutto inutili

TESTO VV. 31- 63
Mentre noi corravam la morta gora,
dinanzi mi si fece un pien di fango,
e disse: "Chi se' tu che vieni anzi ora?".
E io a lui: "S'i' vegno, non rimango;
ma tu chi se', che sì se' fatto brutto?".
Rispuose: "Vedi che son un che piango".
E io a lui: "Con piangere e con lutto,
spirito maladetto, ti rimani;
ch'i' ti conosco, ancor sie lordo tutto".
Allor distese al legno ambo le mani;
per che 'l maestro accorto lo sospinse,
dicendo: "Via costà con li altri cani!".
Lo collo poi con le braccia mi cinse;
basciommi 'l volto, e disse: "Alma sdegnosa,
benedetta colei che 'n te s'incinse!
Quei fu al mondo persona orgogliosa;
bontà non è che sua memoria fregi:
così s'è l'ombra sua qui furiosa.
Quanti si tegnon or là sù gran regi
che qui staranno come porci in brago,
di sé lasciando orribili dispregi!".
E io: "Maestro, molto sarei vago
di vederlo attuffare in questa broda
prima che noi uscissimo del lago".
Ed elli a me: "Avante che la proda
ti si lasci veder, tu sarai sazio:
di tal disio convien che tu goda".
Dopo ciò poco vid'io quello strazio
far di costui a le fangose genti,
che Dio ancor ne lodo e ne ringrazio.
Tutti gridavano: "A Filippo Argenti!";
e 'l fiorentino spirito bizzarro
in sé medesmo si volvea co' denti.
PARAFRASI ( VV. 31- 63)
Mentre solcavamo le acque stagnanti della palude,
mi si fece davanti un dannato, tutto sporco di fango,
e disse: "Chi sei tu che arrivi prima del tempo stabilito?"

E io: "Se arrivo, non è per rimanere;
ma piuttosto chi sei tu, che il fango ha così imbruttito?”
Rispose: "Sono uno di quelli che sta espiando le proprie colpe".

E io: "Resta dove sei, o anima maledetta,
col tuo pianto e con il tuo dolore; perché ti riconosco,
anche se sei tutto coperto di fango ".

Allora allungò verso la barca entrambe le mani,
ma Virgilio pronto lo respinse, dicendogli:
"Via di qui, ritorna fra gli altri cani!".

Poi mi mise le braccia intorno al collo, mi baciò , e disse:
"Tu sei un’anima piena dignità,
che sia benedetta colei che ti ha partorito!

Costui, in vita, fu un prepotente;
nessuna azione buona abbellisce il ricordo ha lasciato:
per questo la sua anima è qui in preda alla rabbia.
Tutti coloro che ora nel mondo si considerano persone importanti
saranno condannati a stare nella fanghiglia come porci,
lasciando di sé il ricordo di atti orribili!"

E io: "Maestro, sarei molto desideroso,

di vederlo immerso in questa melma
prima di uscire dalla palude.

E Virgilio: "Prima la riva,
tu possa vedere sarai soddisfatto:
è giusto che il tuo desiderio sia esaudito”

Poco dopo, vidi gli iracondi fare di lui
un tale strazio, che per questo ancora
glorifico e rendo grazie a Dio.

Tutti insieme gridavano: "Dategli addosso a Filippo Argenti!";
e il dannato fiorentino, preso dall’ira
rivolgeva contro sé stesso la propria ira, dandosi dei morsi.

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