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Inferno - Incontro di Dante con i falsari


Nel XXX canto dell’ Inferno, Dante e Virgilio si trovano nell’ VIII cerchio e precisamente nella X bolgia in cui sono punti i falsari. Dante è anche in compagnia di due dannati, incontrati nel canto XXIX: il fiorentino Capocchio, un falsario di metalli che nella vita terrena era molto abile ad imitare gli altri come sanno fare le scimmie e Griffolino di Arezzo, che fu arso vivo per supposta eresia, ma condannato alla X bolgia per alchimia.
Improvvisamente il Poeta si trova davanti due anime nude che corrono come fa il maiale quando viene aperto il porcile. Una raggiunge Capocchio e lo addenta alla nuca in modo da trascinarlo a terra. Griffolino, tutto tremante per la paura, indica nello spirito così furioso Gianni Schicchi, un fiorentino collocato fra i falsari per uno scambio di persona a suo vantaggio. L’altra anima è Mirra, un personaggio dell’antichità, che per unirsi incestuosamente al padre, non esitò a prendere le sembianze della madre. Dopo il passaggio dei due idrofobi, Dante sposta lo sguardo verso un altro dannato che ha le membra deformate a causa del mancato smaltimento dei liquidi. Egli si presenta come Maestro Adamo che come nella vita ebbe tutto quello che desiderava, ora è costretto a soffrire nel desiderio di una goccia d’acqua. Egli confessa a Dante di immaginare i ruscelli che scendono dai freschi colli del Casentino verso l’Arno e ciò contribuisce a rendergli l’arsura più violenta. Ricorda di trovarsi in questo girone per aver falsificato i fiorini, spinto dai conti Guidi e per questo motivo fu bruciato vivo. Le anime dei falsari di persone, affette da ira, gli hanno riferito che Guido dei conti Guidi è con loro, ma egli non può muoversi per vederlo anche se ciò gli causerebbe un immenso piacere. Dante gli chiede chi siano le due anime, che stanno vicine una all’altra fumanti come succede d’inverno alle mani bagnate. Mastro Adamo risponde che si tratta della donna che accusò ingiustamente Giuseppe e l’altro è Sinone che ingannò i Troiani, a proposito del celebre cavallo. In comune hanno il fatto che nella vita terrena sono stati falsari di parola e a causa della febbre emanano dei vapori puzzolenti. A questo punto, fra i due dannati e mastro Adamo inizia un violento battibecco unitamente ad atti di violenza ed accuse da entrambe le parti,ricostruendo così alcuni aspetti della loro vita di falsari. Dante è molto attento a quanto sta succedendo, ma Virgilio interviene per rimproverarlo. Preso dalla vergogna, egli vorrebbe scusarsi ma non trova le parole adatte. Virgilio apprezza questo sentimento di vergogna e lo invita a non provare alcun rimorso per le mancate scuse.
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