Sapiens 9136 punti

Inferno - Incontro di Dante con Vanni Fucci


Nella VII bolgia, in cui sono puniti i ladri, Dante incontra Vanni Fucci, ladro pistoiese e la relativa descrizione occupa la parte finale del XXIV canto. I dannati, morsi da serpenti diventano cenere e dalla cenere si riforma il corpo umano come se si trattasse della fenice descritta da Ovidio. L’episodio che descrive l’incontro con Vanni Fucci è quello più movimentato del canto. In vita, il dannato fu un uomo violento e dedito alle risse e ai furti, appartenente al partito dei Guelfi neri; Dante lo accusa di aver compiuto un furto di arredi sacri per il quale era stato invece condannata un’altra persona, forse Rampino Foresi. Egli è chiamato “bestia” ed il disprezzo di Dante nei suoi confronti si capisce anche nel dialogo tenuto attraverso Virgilio. La vergogna del dannato sorpreso nella sua degradazione comportamentale e morale genera in lui rancore e desiderio di vendetta, a tal punto che emette una profezia, con lo scopo di generare sgomento e dolore in Dante.
L’incontro con Vanni Fucci è caratterizazato dai seguenti elementi narrativi:
• presenza nella descrizione dell’elemento bestiale come bestiale è stata la vita del dannato (non umana/nul/bestia/tana)
• Dante rifiuta di parlagli direttamente, poiché fra le ragioni morali di Dante e l’irrazionalità animalesca di Vanni Fucci esiste una grande distanza
• volontà di Dante affinché il dannato riveli apertamente la portata dell’atto sacrilego compiuto
La descrizione dell’incontro continua all’inizio del canto XXVV in cui Vanni Fucci rivolge un gesto blasfemo verso Dio. La reazione dei serpenti è immediata: uno si avvolge al collo del dannato come se gli volesse impedire di parlare ed u7n altro gli lega le braccia sul ventre per impedirgli di fare altri gesti.

TESTO (VV.121-151)
Lo duca il domandò poi chi ello era;
per ch’ei rispuose: "Io piovvi di Toscana,
poco tempo è, in questa gola fiera.

Vita bestial mi piacque e non umana,
sì come a mul ch’i’ fui; son Vanni Fucci
bestia, e Pistoia mi fu degna tana".

E ïo al duca: "Dilli che non mucci,
e domanda che colpa qua giù ’l pinse;
ch’io ’l vidi omo di sangue e di crucci".

E ’l peccator, che ’ntese, non s’infinse,
ma drizzò verso me l’animo e ’l volto,
e di trista vergogna si dipinse;

poi disse: "Più mi duol che tu m’ hai colto
ne la miseria dove tu mi vedi,
che quando fui de l’altra vita tolto.

Io non posso negar quel che tu chiedi;
in giù son messo tanto perch’io fui
ladro a la sagrestia d’i belli arredi,

e falsamente già fu apposto altrui.
Ma perché di tal vista tu non godi,
se mai sarai di fuor da’ luoghi bui,

apri li orecchi al mio annunzio, e odi.

Pistoia in pria d’i Neri si dimagra;
poi Fiorenza rinova gente e modi.

Tragge Marte vapor di Val di Magra
ch’è di torbidi nuvoli involuto;
e con tempesta impetüosa e agra

sovra Campo Picen fia combattuto;
ond’ei repente spezzerà la nebbia,
sì ch’ogne Bianco ne sarà feruto.

E detto l’ ho perché doler ti debbia!".

PARAFRASI (VV.121-151)
Virgilio domandò chi fosse;
per cui egli rispose: “Sonoprecipitato qui dalla Toscana
da poco tempo, in questa bolgia crudele.

Mi piacque condurre una vita da bestia e non da uomo
da quel bastardo che sono stato; sono Vanni Fucci
soprannominato bestia, e Pistoia fu la mia degna tana.

Ed io a Virgilio: “Digli che non fugga,
e chiedigli quale peccato lo sprofondò in questa bolgia;
che io l’ho conosciuto come uomo violento e dedito a risse”.

Ed il peccatore non finse di non aver compreso,
e rivolse verso di me l’animo ed il volto,
e assumendo in viso un’espressione di vergogna:

poi disse. “Mi addolora di più il fatto che tu mi abbia trovato
nella condizione miserevole in cui mi verdi,
di quanto mi addolorai quando morìi.

Non posso negare quanto tu mi chiedi;
sono stato posto così in basso nell’Inferno, perché
rubai gli arredi della cappe [di S. Jacopo]

e di tale furto fu ingiustamente incolpato un altro.
Ma affinché tu non goda di tale vista,
se un giorno uscirai dall’ Inferno

apri le tue orecchie alla mia profezia.
In un primo tempo, Pistoia si spopolerà dei Guelfi di parte Nera;
e in seguito Firenze cambierà partito e forme di governo.

Il dio della guerra, Marte, tirerà fuori un fulmine dalla val di Magra
che si presenta avvolto di dense nuvole;
e una bufera violenta ed aspra

sarà combattuta vicino a Pistoia

per cui esso [il fulmine] potente squarcerà le nubi,
cosicché ogni guelfo di parte bianca, ne sarà sconfitto.

E te l’ho detto affinché tu ne provi dolore.

Hai bisogno di aiuto in Inferno?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email