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Alighieri, Dante-Inferno- La funzione premiale del I canto


Il canto I dell’Inferno può essere considerato come il proemio generale dell’intera Commedia; esso costituisce infatti una unità aggiuntiva rispetto alla ripartizione di ciascuna cantica in 33 canti, e ne porta così complessivamente il numero a 100, esprimere l’armonia del tre più l’uno, su cui poggia la struttura compositiva del poema. La scena del prologo si svolge inoltre al di fuori dell’Oltretomba , in uno spazio particolare in cui la dimensione reale e quella simbolica si fondono indissolubilmente. Il paesaggio del I canto è caratterizzato da diversi elementi simbolici, tratti dal linguaggio della Bibbia e della tradizione letterario-religiosa e pertanto immediatamente riconoscibili: la selva come condizione di smarrimento, il colle illuminato dal sole sorge come segno di salvezza, le tre fiere come rappresentazione delle passioni umane. Tuttavia, all’interno di questo paesaggio simbolico si muove Dante, un uomo storicamente determinato, con un preciso stato anagrafico ( che compie il suo viaggio all’età di 35 anni, ossia nel 1300, apice della sua attività politica e anno del primo Giubileo) e soggetto a reazioni e pensieri concreti ( paura, speranza, dubbio) , che può in questo modo narrare il viaggio dell’uomo dalle tenebre alla luce, dal peccato alla salvezza, non astrattamente , ma attraverso i personaggi reali che egli, poeta e protagonista del poema, ha occasione di incontrare lungo il suo cammino attraverso i tre regni. Proprio questa straordinaria capacità di Dante di esprimere l’ultrasensibile attraverso il sensibile costituirà una delle caratteristiche costanti della Commedia, e andrà via via affinandosi col procedere del viaggio verso la meta celeste.
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