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Cerbero, Divina Commedia


Cerbero nella Divina Commedia

Nella notte del venerdì santo (8 aprile del 1300) Dante e Virgilio si trovano nel terzo cerchio dell'inferno dove incontriamo la figura di Cerbero che fa da guardia.
Nel terzo cerchio dell'inferno, stanno scontando le loro pene i golosi.
La pena che devono scontare è la seguente: sono riservi a terra in un fango maleodorante che quasi li acceca, mentre la pioggia cade sui loro corpi che vengono dilaniati dal cane Cerbero.
Tale cane ha tre teste e una barba sudicia che rappresenta colui che mangia in modo vorace e si insudicia.
Gli occhi di Cerbero sono rossi, ho dei lunghi e temibili artigli.
Cerbero viene descritto come un mostro orribile, che si agita continuamente fino a quando non addenta qualcuno.
Si tratta di una figura mitologica le cui caratteristiche di bestialità vengono marcate da Dante in modo da richiamare il peccato di gola.

Questa figura rappresenta il mezzo della punizione divina, che urla contro i golosi, li ferisce e li squarta come loro in vita avevano fatto col cibo.
Le sue tre teste rappresentano la superbia, l'invidia e l'avarizia i tre mali che caratterizzavano la società del tempo.
Se da un lato vi è l'agitazione di Cerbero, dall'altra parte troviamo la calma di Virgilio, simbolo della ragione umana che è in grado di controllare l'animalità degli istinti e di mettere a tacere la gola famelica.

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