L'Inferno


Opera scritta interamente nel periodo dell'esilio, dopo il Convivio e dopo il De Vulgari Eloquentia. Il nome sarebbe Commedia, venne poi aggiunto l'aggettivo Divina da uno dei suoi critici.
È suddivisa in tre cantiche: Paradiso, purgatorio e Inferno. Ogni cantica è suddivisa in Canti, che in totale sono 100. 34 nell'Inferno e 33 nel purgatorio e nel paradiso. Viene mantenuto il valore simbolico del numero tre. Ogni canto ha un certo numero di versi che però non è un numero fisso. Nei canti, come struttura metrica, userà la terzina a rima incatenata (o terzina dantesca).
Ha la forma di un tronco di cono rovesciato. In corrispondenza della base minore c'è il centro della terra. Ci sono dei gradoni alle estremità che formano 9 (valore simbolico del numero nove) ripiani che prendono il nome di cerchi, che si riducono di dimensioni man mano che ci si avvicina al centro della terra e si riducono in base ai peccato. I peccatori più dannati e più meritevoli dell'inferno sono nel cerchio più piccolo dell'Inferno.
Nel canto XI Dante spiega come ha classificato i dannati. Spiega dunque la tripartizione dei peccatori. Li divide in 3 blocchi: il primo rappresentato dagli incontinenti, che sono incapaci di contenere le passioni, il secondo blocco rappresentato dai violenti e il terzo blocco dai fraudolenti. Questi blocchi sono divisi gli uni dagli altri da fiumi.

Nell'alto inferno abbiamo gli incontinenti, tra l'Acheronte e lo Stige, vanno quindi dal 2° cerchio (il cerchio del limbo è escluso) fino al 5°.
Nel secondo cerchio ci sono i lussuriosi, come Paolo e Francesca, che non hanno trattenuto il vizio d'amore, nel terzo cerchio ci sono i golosi, che non hanno trattenuto il desiderio di gola, nel quarto cerchio ci sono gli avari e i loro "contrari", i prodighi e nel quinto cerchio ci sono gli iracondi e gli accidiosi, cioè i pigri.

Il settimo cerchio, il cerchio dei violenti, è isolato e diviso a sua volta in tre gironi, considerato un unico blocco, è delimitato dal fiume Flegetonte e da un burrone, il Gran Burrato.
Nel primo girone abbiamo coloro che sono stati violenti contro gli altri, ne, secondo abbiamo i violenti contro sé stessi e contro le loro cose (scialacquatori) e infine nell'ultimo girone dei violenti ci sono i violenti contro Dio (bestemmiatori), violenti contro natura (sodomiti) e violenti contro l'arte (usurai).

L'ottavo e il nono cerchio ci sono i fraudolenti. L'ottavo è diviso in 10 bolgie, cioè fossati (le malebolgie). Sono fraudolenti contro chi non si era fidato di loro: i ruffiani, i seduttori, gli adulatori, i simoniaci, i barattieri (Dante era stato accusato di baratteria e quindi esiliato) e altri.

Nel nono cerchio ci sono i fraudolenti contro chi si fida e sono chiamati traditori.
Le dieci malebolgie sono delimitate dal Pozzo dei Giganti.
C'è poi l'ultimo fiume infernale, il Cocito, che è in realtà è un lago ghiacciato, dove si trovano appunto i traditori.

Infine, nella parte più vicina al centro della terra ci sono i traditori dei familiari, come Caino e Abele, i traditori della città (prendono il nome da Antenore, fondatore di una città), i traditori degli ospiti (da Tolomeo, che tradì Pompeo, suo ospite) e i traditori dei benefattori.

Nella base minore del tronco di cono, conficcato nel centro della terra, c'è Lucifero (lux+fero, portatore di luce), che era un angelo fedele a Dio che però fece parte degli angeli rivoltosi. È raffigurato con tre bocche, con le quali maciulla i traditori delle due autorità religiosa e politica: Giuda, Bruto e Cassio (traditori dell'impero).
Per Dante dunque il tradimento è la massima colpa. Il tradimento delle due massime autorità è il peccato peggiore.
Il limbo, gli eretici e l'antinferno sono esclusi da questi raggruppamenti.
Nell'antinferno c'è il vestibolo degli ignavi.
Nel cerchio del limbo ci sono i buoni, ma che non hanno conosciuto la vera fede perché non sono stati battezzati, non per colpa propria, come Virgilio che non fu battezzato perché è vissuto prima dell'arrivo di Cristo.
Nella commedia si incontreranno personaggi storici, personaggi davvero conosciuti da Dante e personaggi epici come Minosse e Cerbero.
L'incipit dell'inferno è la presentazione a tutta l'opera e non sono all'inferno.
Dante sostiene la concezione aristotelico-tolemaica, con al centro dell'universo la terra. Per Dante. Tutto ha un significato allegorico, rimanda cioè ad altro. Crede che l'emisfero boreale sia l'emisfero del male perché c'è l'ingresso dell'inferno che si trova a Gerusalemme, luogo nel quale gli uomini hanno tradito Gesù, mentre quello australe del bene.

Dante discende verso il centro della terra e passando dalla natural burella arriva alla spiaggia del Purgatorio, nell'emisfero australe.
La crescita di Dante deve passare attraverso la conoscenza del male. Infatti nel canto I dell'inverno Dante desidera andare al di là del colle per raggiungere il sole, ma Virgilio gli dice di percorrere non la strada più facile, ma quella più difficile, attraverso appunto la conoscenza del male.
Dante spesso alla fine di un canto sviene e questo ha come significato la "morte" di un uomo vecchio e la "nascita" di un uomo nuovo. Dante sceglie la selva perché è simbolo dello smarrimento. Quando Dante arriverà al purgatorio si vedrà davanti un colle che è speculare rispetto all'inferno anche se è rovesciato. In cima al colle del Purgatorio Dante troverà un'altra selva, ma questa volta non sarà pericolosa, sarà l'Eden, paradiso terrestre, luogo creato come luogo ideale per i primi uomini.
Secondo la legge del contrappasso ogni dannato soffre in proporzione a ciò che ha commesso. La parola contrappasso deriva dal latino patior che significa soffrire.
Secondo Dante l'uomo è un individuo razionale, ha la capacità di pensare, ma è anche dotato di libero arbitrio, può quindi scegliere e dopo aver compiuto una scelta deve anche assumersi le responsabilità. Ogni pena è assegnata in base alla colpa dell'individuo, in modo da ripetere questa colpa (contrappasso per analogia, come Paolo e Francesca, travolti in vita dall'amore e travolti nella morte da una bufera infernale) o da fare le scelte che in vita non ha compiuto (contrappasso per contrapposizione o per antitesi, per esempio i golosi che in v fa hanno scelto i profumi e le pietanze più gustose ora sono bagnati da una pioggia maleodorante).
Nella lettera a Cangrande della Scala Dante scrive la struttura della sua opera, formata da 3 Cantiche (inferno, purgatorio e Paradiso) a loro volta divisi in 34/33/33 canti, per un totale di 100 canti. Ora abbiamo 600 manoscritti della divina commedia, ma di tutti questi neanche uno è scritto da Dante. L'opera viene chiamata Commedia perché vengono utilizzati diversi stili, tragico (più alto), comico (più dimesso, linguaggio intermedio) ed elegiaco (più basso). Questo perché deve rappresentare contemporaneamente la realtà delle anime del paradiso che quelle dei dannati. Viene chiamata Commedia perché, come nelle commedie, parte da una condizione sfavorevole per arrivare poi ad una condizione di successo, di lieto fine, dove tutti i problemi iniziali si risolvono. Le bolge sono separate dal nono cerchio dal pozzo dei giganti, cerchio di fronte al quale si trovano Dante e Virgilio e dove sono imprigionati nella roccia fino alla vita i giganti. Questi sono i titani. I titani sono sottoposti come tutti alla legge del contrappasso. Loro che in vita hanno cercato di raggiungere la condizione divina adesso sono bloccati in fondo a un pozzo. Sono quindi puniti i titani, tra cui Anteo, nonostante non avesse partecipato alla ribellione. Questi aiuto Dante e Virgilio a risalire al purgatorio perché era l'unico che poteva muoversi.
L'ultimo cerchio è costituito da un immenso lago di ghiaccio, chiamato Cocito, reso tale dal vento causato dal movimento delle ali di Lucifero. Qui sono puniti i traditori di chi si è fidato, simboleggiati dalla freddezza del ghiaccio, così come furono freddi i loro cuori, in contrapposizione alla carità, simboleggiata dal fuoco. Il contrappasso è quindi per analogia. Ci sono diverse zone: la prima è la zona Caina, dove è appunto punito Caino, traditore del fratello. Secondo Paolo e Francesca finirà in questa zona anche Gianciotto Malatesta, traditore della moglie e del fratello.
La seconda zona è Antenóra, dove si trovano i traditori della patria e del partito. Deriva da Antènore, traditore della sua città, Troia. Qui è punito anche il conte Ugolino della Gherardesca.
Nella terza zona, Tolomea, si trovano i traditori degli ospiti. Deriva da Tolomeo che tradì Gneo Pompeo Magno, al quale fece tagliare la testa. Il conte Ugolino è l'ultimo dannato con cui Dante riesce a parlare. Il piano allegorico è diviso in 4 parti: letterale, morale, allegorico e anagogico. Il significato letterale è il viaggio nell'inferno, il significato allegorico è il significato al quale la storia rimanda, quello morale è il significato morale che si dà al bene e al male. Parlando del conte Ugolino Dante parla moralmente della condizione terribile del cannibalismo, nonostante sia una cosa indiretta. Infine il significato anagogico è il capire il bene e il male ma scegliere se fare uno o l'altro grazie al libero arbitrio. Il significato allegorico del conte Ugolino è il fatto che Dante non trova più le parole per rappresentare un fatto tanto atroce. Ciò significa che il fatto è ineffabile è l'autore si serve della reticenza.
Abbiamo infine la quarta e ultima zona, la Giudecca, che prende il nome da Giuda. Qui sono puniti i traditori dei benefattori. Qui vediamo la rappresentazione di Lucifero.
Dante, dopo aver preso coscienza del suo ruolo, riesce a capire anche da solo l'origine dei fatti. Virgilio indica Lucifero come lo 'mperador del doloroso regno. Ha tre facce e tre paia di ali e tre bocche, con ognuna delle quali sta mangiando tre diversi personaggi: Giuda, Bruto e Cassio. Con questa scelta condanna i traditori delle due autorità più importanti, la chiesa e l'impero che secondo Dante potevano collaborare così come aveva spiegato nel de Monarchia con la teoria dei due Soli.
Il 9 Aprile, il sabato santo, noi ci troviamo nel più profondo inferno. Infatti vuole compiere il sul va giro nell'anno del giubileo, precisamente nella settimana santa che precede la Pasqua, quindi la resurrezione di Gesù. Nella notte tra il 7 e l'8 Aprile 1300 Dante comincia il suo viaggio. Nella selva oscura infatti è notte e vede da lontano il sole che sta sorgendo e, inoltre, Dante crede che il suo viaggio fosse un sogno. I sogni veritieri sono, secondo Dante, quelli che si fanno in prossimità del mattino, perché quelli che si fanno la sera possono, sempre secondo Dante, essere modificati e corrotti da una cena un po' troppo pesante. Per questo Dante compie il suo sogno la notte, ma in prossimità del mattino. Tra l'8 e il 9 Aprile Dante attraversa tutto il regno dell'inferno e, dopo aver passato la natural Burella, sarà ormai l'alba del 10 Aprile, giorno di Pasqua. Dante si lascia alle spalle l'uomo vecchio e tutto ciò che gli impediva di vedere la metà del suo viaggio. La discesa nella natural burella è in realtà una salita verso il cielo.
Verso 136: salimmo su, tautologia voluta per sottolineare il concetto che era una salita e non una discesa. Abbiamo inoltre un'allitterazione della t.
Dante e Virgilio di notte si dovranno fermare.
Dante parte dal concetto di desiderio. Secondo Dante è il desidero che guida l'uomo, la volontà di raggiungere un obiettivo ben preciso. Desiderio deriva da de-sidera, cioè una discesa dalle stelle. Quindi secondo Dante l'uomo è una creatura che viene dalle stelle.

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